“Ciao,
vi voglio raccontare una storia.

Il mio nome è Anna e sono una donna di 28 anni. Non ho figli né marito, ma una sola grande passione: il mio lavoro.

Già. Sono un’infermiera. Una di quelle donne che ha sposato il camice anziché un uomo.

Qualche mese fa, come ogni giorno, mi stavo alzando dal letto, consapevole di andare a fare ciò che amo e che mai cambierei nella vita: aiutare gli altri.

Ma quello non è un giorno come gli altri, proprio no. Mi chiamano dall’ospedale: “Anna, puoi venire prima oggi? Siamo nella merda!”

La voce allarmata è della caposala del pronto soccorso, una di quelle persone di una calma indescrivibile. “Per essere spaventata lei dev’essere successo un casino!” penso io.

Mi vesto in fretta e furia ed esco senza neanche truccarmi. Un paio di minuti e vedrò qual è il motivo di tanta fretta.

Arrivata all’ospedale mi trovo davanti una scena apocalittica: pronto soccorso pieno, gente sulle barelle, sulle sedie delle ambulanze, il cosiddetto “acquario” stracolmo di persone.

Ad un tratto sento la parola tanto temuta: Covid-19.

Penso: “Cazzo, è arrivato anche qui. Non è possibile!!”. Di lì a poco è il dramma, arriva un paziente in ambulanza “Presto, presto, è instabile! Subito in rianimazione!!!!” e poi un altro, ed un altro ancora.

Cercando di mantenere la calma mi metto a valutare il da farsi. Le persone in “pronto” hanno tutti lo stesso problema: insufficienza respiratoria.

Non mi perdo d’animo e comincio a seguire le istruzioni datemi dai medici e dalle colleghe più esperte. Incredibilmente non mi perdo neanche un minuto d’animo fino a che…

“Anna, Anna. Chiedono di te in acquario. Vai!!” mi urla la caposala.

Corro in acquario, pensando ad un’ulteriore emergenza. Continuo a dirmi “Cazzo, non ce la faccio, mi sento svenire…” e mi spunta lei: una vecchina che ho seguito fin dal primo giorno del suo precedente ricovero.

Mi fa: “Anna, amore bello – lei mi chiamava così – ho chiesto di te per salutarti. Sai, ho un problema pesante per la mia età e ho tanta paura di non farcela”

“Signora” le dico con le lacrime agli occhi “Non dica cavolate. Lei è una donna di una forza pazzesca. Ce la farà e, vedrà, festeggeremo insieme!”

Lei, in barba ad ogni disposizione e prima che io potessi dirle di no (ma poi, no cosa?) mi prende la mano e mi accarezza col suo viso. E’ un attimo e scoppio a piangere.

Dopo qualche minuto mi riprendo e, seppur a malincuore, saluto la signora, promettendole però che le sarei stata sempre accanto e che l’avrei aiutata, in qualsiasi modo.

Pur nell’emergenza, trovo il coraggio di chiamare uno dei nostri migliori pneumologi, un luminare che però sa essere sempre umano in ogni situazione. Tra un paziente e l’altro lo accompagno dall’anziana signora e glielo presento. L’arzilla vecchietta esclama in milanese: “E questo bel giovinotto chi sarebbe??” Lui sorride e si presenta. E’ colui che le salverà la vita, la salverà da quel brutto mostro chiamato Coronavirus che, ormai, ha infettato ogni angolo di quel pronto soccorso.

Il dottore visita immediatamente la signora e nell’orecchio mi fa: “Anna, tu vai tranquilla. La signora se la caverà. Ci sono io con lei.”

Mi sento meglio e corro nuovamente dagli altri pazienti, alcuni dei quali erano peggiorati. “Presto Anna!! Serve una mano qui!” Intuba uno, casco di ventilazione all’altro…non si capisce più niente!!

Ho un vuoto totale. Troppa tensione, paura, scoramento. Non so che pensare e, dopo 9 ore di battaglia – di cui non mi ero nemmeno accorta – mi dicono di andare a casa. D’altronde era dura, soprattutto psicologicamente.

Torno nello spogliatoio adibito alla rimozione degli indumenti infetti. Dopo aver completato la procedura mi trovo fuori da quel pandemonio, ma la testa è ancora lì.

I giorni passano, l’ansia cresce e l’angoscia è sempre più forte, ma non si molla. Siamo sanitari, abbiamo giurato di prenderci cura del prossimo e noi lo facciamo fino all’ultimo!

Dopo qualche tempo, quando ormai l’emergenza, almeno da noi, si era tramutata in calma mi reco al lavoro e, finita l’era del distanziamento sociale – una delle misure più dure per una persona affettuosa come me – chiedo al pneumologo che ha seguito la signora com’era poi andata con lei.

Lui mi guarda abbozzando un sorriso e mi fa: “Tieni” porgendomi il telefono.

“Pronto?”

La voce è inconfondibile e sentirla mi fa piangere subito. Era lei.

“Signora!!!! Sono Anna, l’infermiera!! Come sta??”

“Annaaaaaaaa!!!! Che piacere!! Pensa, volevo chiamarti ma non sapevo il tuo numero e chiamare in ospedale, in quel luogo dove ti fai il mazzo per tutti noi, mi dispiaceva!”

Dopo una lunga chiacchierata mi invita a casa sua ed accetto volentieri. Mi chiede, però, di estendere l’invito anche al Dottor Grossi, colui che l’ha salvata.

Quando ci presentiamo da lei, una sera, troviamo tutto spento e buio intorno. Nessun’auto, nessuna voce. Nulla.

Io e Grossi ci guardiamo in faccia e gli dico “Doc…non è che abbiamo sbagliato o è successo qualcosa?”

In quel momento una voce ci dice di entrare nel cortile buio e……. SORPRESA!!!!! L’allegra anziana non solo aveva invitato noi, ma aveva voluto fare una mega festa in nostro onore, con tutto il paese, compreso il sindaco.

Un cartello mi ha sorpresa: “Ai nostri Angeli in terra, un GRAZIE. Vi amiamo!”

I miei occhi si riempiono di lacrime, stavolta di gioia. Grossi, che fino ad allora era un tipo poco sorridente ed emotivo, ha gli occhi lucidi e mi dice: “Anna, vai. E’ per te” “No Doc. E’ per me, per te e per tutti noi. Per me è come essere rinata oggi.”

Da quel giorno non ho più visto la signora, ma il suo calore, il suo sorriso e la sua dolcezza sono stati i regali più belli di quel brutto periodo e mi ricordano quanto, nel proprio piccolo, si possa essere importanti per qualcuno.”

Nota d’autore: Il presente racconto, pensato e scritto di getto in una sera della quarantena Covid-19, è un brano composto per far ricordare a tutti quanto si possa essere importanti, pur essendo piccoli. Una normale infermiera, un medico, un soccorritore, in un qualsiasi momento della nostra vita può diventare un eroe e basta un solo sorriso, un solo grazie a farlo sentire bene. Quando ci capita di vedere uno di questi “eroi di tutti i giorni” ricordiamoci di regalargli un sorriso. Per noi è poco, per loro è tutto. Grazie di cuore a tutti gli “eroi della normalità” per il dono che, col loro lavoro ed il loro volontariato ci fanno tutti i giorni. Grazie per le cure, per le carezze, per le parole e le azioni che fate. Siete speciali e noi, piccoli uomini, non dimenticheremo mai ciò che avete fatto in questa maxi-emergenza. L’Italia è con Voi, il mondo è con Voi. ❤

Pubblicato da daniel

Ciao. Mi chiamo Daniel e questo è il mio sito. Per info e curiosità contattatemi!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: