Io sono Meo, un gatto di media stazza, con il manto tigrato che ondeggia tra il grigio e l’oro come la luce che filtra tra le persiane al mattino. Vivo qui, in una casa che considero mia, anche se gli umani insistono a chiamarla “loro”. Ma chi dorme sul divano con la testa infilata nel cuscino più morbido? Chi ha mappato ogni angolo della cucina per individuare le briciole più saporite? Esatto, io.
La mia giornata inizia presto, prima che il sole si decida a salire nel cielo. Salgo sul letto degli umani, li studio attentamente. Mi avvicino con cautela e, con un colpetto calibrato della zampa, cerco di svegliarli. Non sempre capiscono il messaggio. A volte devo miagolare, e altre, ahimè, ricorrere alla tecnica estrema: mordicchiare dolcemente il loro naso. “Meo, sono le sei del mattino!” borbotta lei. Sei del mattino? Io dico che è l’ora perfetta per riempire la ciotola.
Dopo la colazione – crocchette di dubbia qualità, ma tant’è – mi dedico alle esplorazioni. La casa è piccola, lo ammetto, ma ogni giorno sembra offrire qualcosa di nuovo. Oggi, per esempio, c’è una mosca che ronza attorno alla finestra. Una mosca è un dono del destino, un esercizio di precisione felina. La inseguo con l’eleganza di un cacciatore e, quando la catturo, mi concedo il lusso di lasciarla andare, solo per inseguirla di nuovo. È il gioco che conta, non il premio.
Quando il sole si fa alto, è il momento del riposo. Il mio posto preferito è sul divano, proprio dove il raggio di luce crea una calda isola dorata. Dormire non è solo una necessità per me, è un’arte. Mi acciambello, distendo le zampe, e sogno. Cosa sogno? Oh, cose magnifiche: foreste sconfinate, dove posso correre libero, e pranzi sontuosi serviti in piatti d’argento. A volte, però, il sogno è interrotto da rumori improvvisi. Un’aspirapolvere? Una disgrazia. Corro a nascondermi sotto il letto, il luogo più sicuro del mondo.
Gli umani, nonostante le loro stranezze, sono una buona compagnia. Lei ha le mani calde e sa dove grattarmi quando ne ho bisogno. Lui, invece, ha una voce profonda e mi racconta cose incomprensibili mentre legge libri. Mi piacciono i libri, soprattutto quando li lasciano aperti sul tavolo. Li annuso, li esploro, a volte li spingo giù, giusto per vedere cosa succede.
La sera è il momento della mia energia. Salto, corro, mi nascondo. Gli umani cercano di guardare la televisione, ma come possono resistere ai miei giochi? Lancio una pallina sotto il mobile e poi miagolo fino a quando uno di loro non si inginocchia per recuperarla. Mi diverto a guardarli. Sono creature curiose, gli umani.
Quando la notte cala, salgo sul letto e mi acciambello ai piedi, proprio lì dove posso controllare tutto. La casa si calma, i rumori si spengono, e io vigilo. La mia vita è semplice, direte voi, ma ogni giorno è pieno di sorprese, di piccole gioie e di quella dolce sensazione di appartenenza che solo una casa – e gli umani che ci vivono – può darti.
E così, con il cuore pieno di gratitudine (e la pancia quasi sempre piena), chiudo gli occhi e mi lascio cullare dal respiro regolare degli umani. Domani sarà un nuovo giorno, e io sarò pronto a viverlo come solo un gatto sa fare: con eleganza, curiosità e un pizzico di irriverenza.
