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La strana serata.

“Una sera mi trovavo per le vie della mia città.

Un centro tranquillo, di 15.000 anime dove ben poco succedeva per arrivare agli onori della cronaca.

Ricordo che, con degli amici, giravo per la zona pedonale.

Ad un tratto vidi, poco distante da me, una ragazza seduta su un marciapiede con le mani in volto.

Subito non capii il suo comportamento. Gli occhi bassi e lucidi e lo sguardo perso nel vuoto. E quelle mani, mani piccole, minute, delicate. Ricordo che mi avvicinai a lei e che mi guardò terrorizzata. Mi urlò “NON TI AVVICINARE!!!” con un tono quasi sconvolto dalla paura che le facessi del male.

Feci un passo indietro, non volevo spaventarla, ma solo aiutarla e capire come mai tenesse quel comportamento.

Pochi secondi dopo vidi il suo viso distrutto dalle lacrime. Stava piangendo a dirotto, col volto di chi ha passato una guerra e non un sabato sera in una cittadina tranquilla come la mia. Il trucco ormai era completamente colato, gli occhi gonfi di pianto, tanto da non riuscire neanche a stare aperti. E quella voce, la voce rotta di chi non sa più che dire, né che fare.

Notai in lei un terrore folle e cominciai a parlarle. Lei, diffidente e spaventata, non conoscendomi si terrorizzò e si chiuse per un po’ a riccio. I miei amici non si accorsero di nulla, andarono avanti per i fatti loro senza notare neanche che mi ero fermato.

Non mi importò molto di loro, in quell’occasione.

Mi importava maggiormente l’aiuto che avrei voluto e potuto dare ad una ragazza distrutta dal dolore e dalla tensione.

In pochi minuti, dopo lo shock iniziale, lei iniziò ad aprirsi. Non le chiesi subito il perché si tenesse il volto o per quale motivo stesse piangendo. Le chiesi il nome e le dissi il mio. Fu lei poi a dirmi di scusarla se mi stava facendo stare lì a pensare a lei invece che stare con gli amici in un bel sabato sera estivo.

Le dissi chiaramente una frase: “Ragazza cara. Non mi frega nulla, l’importante è che tu possa star meglio.”

Non so perché mi prese tanto la situazione.

Lei dopo un po’ di parole capì di potersi fidare di me. Parliamoci chiaro, se avessi voluto farle del male, avrei avuto già l’occasione all’inizio, quando si disperava.

Fu così che lei, in un momento di sfogo, mi disse che il suo “ragazzo” l’aveva mollata, non prima di averla picchiata e derisa davanti ai suoi amici.

“Begli amici!!!!” dissi io arrabbiatissimo. Come si può definire amico chi non ferma un atto schifoso come la violenza????

La feci parlare, lei pianse, si appoggiò a me, che intanto mi ero seduto accanto a lei. E parlò. Parlò per più di due ore delle continue angherie e violenze che quell’uomo, se così si può chiamare, le perpetrava ormai da più di 5 anni.

Alla fine la convinsi a fare l’azione più dura della sua vita. Rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciare il suo aguzzino. Non potevo sopportare che un essere spregevole come quello potesse ridurre in lacrime e distruggere moralmente una persona rimanendo impunito. L’accompagnai io alla Stazione dei Carabinieri.

Lei raccontò tutto all’agente di turno che la convinse. La convinse a mettere tutto nero su bianco e firmare la denuncia.

Capite? Avevo appena aiutato una donna a denunciare il suo aguzzino, il violento di turno che non ha specie e non ha cuore.

Pochi giorni dopo seppi che il violento in questione fu arrestato dai militari e rinchiuso in cella, in attesa di sentenza.

Fu lei a dirmelo, con gli occhi questa volta piena di gioia e di felicità per essersi, finalmente, liberata di quel balordo.

Ed è questo che spero facciano tutti. Spero un giorno di poter dire “Finalmente le donne stanno denunciando le violenze!”

Non dimenticherò mai i suoi occhi, anche se….. spero di non vedere mai più occhi così feriti e tristi come i suoi.”

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L’infame.

“28 agosto 1999.

I grilli cantavano festanti ed il vociare dei bambini che giocavano in piazza allietava la calda sera di fine estate.

Una bellissima serata, ma ad un tratto l’urlo assordante delle sirene, accompagnato dal bagliore delle luci stroboscopiche blu, squarcia la tranquillità dell’intero paese.

Gli agenti, intervenuti a sirene spiegate, circondano la palazzina proprio di fronte a me. Dopo pochi minuti, il silenzio. Le sirene si spengono così come le luci lampeggianti. Non è dato sapere cosa stia succedendo nel palazzo di fronte.

Ad un tratto qualcosa si muove. Escono due uomini in giacca e cravatta, di un’eleganza smodata, seri e compassati. Scruto, nei loro occhi, una piccola soddisfazione. Appena qualche secondo ed escono altri uomini con la pettorina classica della Polizia ed un uomo che, data l’ora e probabilmente la stanchezza lavorativa, pareva vestito solo in pigiama, con lo sguardo assonnato di chi, forse, si era appisolato guardando la televisione.

Mi colpì molto il suo sguardo. Pareva assonnato, ma ancora di più pareva incredulo e triste. Quasi sembrava in shock per quello che, poi, si capì essere l’arresto.

L’accusa, seppi giorni dopo, fu delle più infamanti: omicidio, come direbbero gli americani, di primo grado. Si tratta della fattispecie più grave, l’assassinio volontario di una persona.

Rimasi stranito alla notizia.

Conoscevo di vista quell’uomo e tutto avrei pensato, meno che fosse un omicida. Ricordo un giorno in cui ci parlai e rimasi colpito dalla sua personalità, gentile e garbata. Era sì un uomo deciso, ma talmente deciso da compiere un omicidio proprio no. Non ci potevo credere.
Fu arrestato sulla base di un testimone che, a suo dire, lo aveva visto mentre spingeva con forza una persona sotto il treno che passava in corsa alla stazione.

Passarono parecchi anni. Sentii che quell’uomo fu condannato in primo grado a 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Un’accusa a cui non credevo.

Fu per questo che, anche se non avevo rapporti personali con quell’uomo, mi misi ad indagare.

Non sono né un detective né un agente di polizia, ma un semplice ragazzo con sete di giustizia.

Cominciai a carpire quante più informazioni possibili sull’assassino e la sua vittima. Sulle loro famiglie.

Parlai a lungo persino col testimone presunto del fatto.

Ci misi anni ma arrivai alla verità. L’uomo arrestato era stato incastrato.

Come lo scoprii?

Semplice, feci parlare il teste dell’omicidio che, onestamente, non conoscevo.

Ho un animo abbastanza provocatore e fu grazie a questo che riuscii a farlo parlare nel pieno della sincerità e franchezza.

Mi raccontò che colui che aveva indicato come assassino, in realtà, era un suo ex socio d’affari con cui aveva diviso la proprietà di una piccola azienda.
Purtroppo per l’accusato, un bel giorno trovò il caro socio con le “mani nella marmellata”. Stava distraendo dei ricavi della piccola azienda di cui erano proprietari per avere più soldi da giocare.

Era un ludopatico. Giocava più volte al giorno, senza mai smettere per diverse ore.

Il mio dirimpettaio era il socio di maggioranza, colui che deteneva la titolarità delle azioni da intraprendere e colui che assumeva le decisioni fondamentali per la vita economica e gestionale dell’azienda.

Quando trovò il socio con le mani nel sacco si arrabbiò molto, tanto da voler rilevare le sue quote e liquidarlo in malo modo.

Ricordo che il socio fedifrago mi disse: “Non lo sopportavo. Mi disse . Non potevo permettermi una denuncia, così appresi del ritrovamento del cadavere di una giovane qui vicino e mi inventai tutto. Dissi alla polizia che ero testimone di un omicidio, l’omicidio della ragazza, e da qui partì tutto”.

“Mi volevo vendicare per quello che era successo” – continuò – “ed il solo modo era quello di infamarlo.”

“Bello stronzo” dissi io.

“Cosa potevo fare?” mi rispose “Ho moglie e due figli ed una denuncia mi avrebbe tolto dalla loro vita per sempre. Mia moglie è molto rigida ed io non potevo nascondere la mia malattia.”

“Malattia?” chiesi sorpreso.

“Sì, malattia. Gioco e sono consapevole di rovinarmi, ma non so smettere”.

“E così infami un uomo e macchi di un’onta terribile una persona per la tua stupida, ignorante malattia??” dissi seccatissimo.

Non so cosa mi tenne dal rifilargli un pugno in faccia.
Sta di fatto che pochi giorni dopo rividi quel disgraziato e gli dissi “Sai, ho pensato bene alla chiacchierata dell’altro giorno e sono dell’idea che devi andare dagli agenti a dire la verità.”

Lui subito rise, ma poi ci pensò bene e disse “Senti, dammi una mano. Non voglio andare da solo.”

“Ok” gli dissi. E lo accompagnai al Commissariato più vicino.

Qualche settimana dopo la svolta. Vidi nuovamente le pattuglie della prima sera. Questa volta niente urla delle sirene, né bagliori blu. Solo tanta gentilezza ed un uomo sollevato e sorridente. La giustizia era fatta e lui tornò libero. Libero dall’accusa infamante, libero di tornare alla sua famiglia ed al suo unico amore, la sua donna.

Negli stessi minuti, il secondo uomo, quello vendicativo e bastardo, venne prelevato. Questa volta era lui nei guai.

Si scoprì pochi mesi dopo, dalle indagini sull’omicidio, che l’assassino era proprio quel testimone, tanto falso quanto cattivo, che tempo prima aveva accusato un innocente.

Fu condannato all’ergastolo e dovette risarcire il malcapitato di turno che, in modo molto pacato e quasi piangendo, mi ringraziò.

Non rividi più nessuno dei due, né fui contattato dagli agenti, ma una cosa era certa. Avevo aiutato un innocente ad essere un uomo libero e la giustizia ad essere veramente giusta.”

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Incontri

“Era una calda sera estiva.
Io ed una mia amica eravamo a passeggiare in un piccolo parco, un luogo a noi caro perché era il luogo dove ci siamo conosciuti. 

La Luna, la magica Luna faceva capolino sopra le nostre teste e, con la sua luce, quasi ci accarezzava. 

Ad un tratto, un bagliore accecante ci sorprese. Fummo quasi scioccati da tanta luminosità e cademmo a terra. Non so se fu il lampo luminoso a farci svenire o solo lo spavento. 

Ricordo solo che, quando ci risvegliammo, eravamo stesi su una specie di letto ipertecnologico, una struttura metallica – per altro molto comoda – con cui ci potevamo muovere liberamente ovunque, pur restando stesi. 

Provammo a capire dove ci trovavamo. Era un posto strano e nuovo per noi e ci guardammo a lungo in faccia per l’incredulità. 

Ad un certo punto, un personaggio dalle sembianze particolari ci apparve davanti, ci scrutò quasi stranito dalla lieve somiglianza con lui e cominciò a parlare. Ci chiese come stavamo e ricordo che ci chiamò per nome. 

Rimanemmo agghiacciati. “Come fai a sapere i nostri nomi?” chiesi io. Lui mi rispose che sapeva molte cose di noi, mi disse che erano anni che ci osservava per capire. 

Poi, devo dire molto gentilmente, si presentò. Disse di chiamarsi Martium e di venire da uno dei Pianeti più remoti dell’universo. 

La mia amica si spaventò molto. Si mise ad urlare di lasciarci andare e che, se fosse stato uno scherzo, sarebbe stato di cattivissimo gusto ma…. Uno scherzo non lo era affatto. 

Ci fece vedere – e qui io sorrisi – un documento, scritto in una lingua strana ma comprensibile, molto simile al latino, e su questo documento c’era scritto “Comandant Martium” ed altre scritte che ora non ricordo. 

Ci spiegò, rassicurando lei, che non aveva alcuna intenzione di farci del male. Anzi! Voleva solamente studiarci un po’ e capire i nostri usi e farci capire – con un non so che di manie di grandezza – come rendere il nostro pianeta più civile e funzionale…. 

Continuammo a non comprendere… 

Ad un tratto ci guarda e dice “Amici, seguitemi. Vi mostro un po’ della nostra gente e delle nostre usanze, vi va?” 

Noi timidamente annuimmo e lui ci portò in una vera e propria suite, con tanto di arredi di pregio. Rimasi colpito da tutto quel lusso in un posto così spartano. Lui ci fece vedere un monitor in cui si vedeva la nostra gente e le scelte che faceva. Si notava, però, sulla destra una specie di schermo a realtà virtuale, in cui veniva ritratta la stessa persona, ma in un altro comportamento, a loro dire più corretto. 

Ad un certo punto il monitor si soffermò su un dettaglio che mi fece gelare il sangue. Ero io che venivo ritratto mentre, in una litigata, diedi una manata ad un amico, facendolo cadere a terra. 

Mi girai a destra, dallo schermo in cui doveva esserci il giusto comportamento, ma notai che era spento. Gli chiesi: “Scusi Comandante, ma perché lo schermo “dei comportamenti giusti” è spento? 

Anche la mia amica, scioccata dalla scena a cui aveva assistito poco prima, chiese il perché. E fu lì la grande sorpresa. Lui, il nostro ormai amico extraterrestre, ci guardò e si mise a ridere. “Vedete” ci disse “noi sul nostro pianeta abbiamo una grande tecnologia, ma essa ci aiuta, ed abbiamo anche sistemi che controllano che ciò che facciamo non sia dannoso per il nostro sistema. Ma….” Si fermò. 

“Ma??” Chiese la mia amica. 

“Ma….Non abbiamo la cosa più importante: l’autodeterminazione. In realtà anche i nostri comportamenti sono controllati dalla tecnologia. Non abbiamo emozioni, non abbiamo sensazioni, noi viviamo in funzione di un computer che ci dice cosa fare.” 

“Ma è sconvolgente” Dissi io. 

“Sì” mi rispose “E’ sconvolgente, ed è quello che sta succedendo a voi. Ormai tutti sui social, su Facebook, Twitter, tutti connessi e tutti con “il pensiero di massa” ma nessuno che ha un’idea sua”. 

La mia amica ed io rimanemmo attoniti. Poi, quasi di scatto, gli dissi “Vedi, hai ragione! Stiamo annullandoci e ci stiamo facendo uccidere la mente dalla tecnologia”. 

Lui rise, ma non di cattiveria, ma quasi ad annuire nei miei confronti. Mi disse “Amico, hai capito ora in che mondo vi state evolvendo? Hai capito cosa sta per succedere? Voi umani state quasi arrivando al nostro sistema. Un mondo apatico, senza emozioni. Un mondo in cui non si ragiona se non “perché l’ha detto la tv”.” 

Stemmo lì a parlare tanto tempo, in una conversazione quasi surreale ma molto costruttiva. Alla fine ci abbraccio e ci disse “Ora che il mio scopo è raggiunto, tornate tra la vostra gente. E’ ora.” 

Quasi ci rimanemmo male, ma da un lato ci sentimmo sollevati ed accettammo la sua offerta di lasciarci andare, con una promessa: insegnare nuovamente al mondo a pensare a suo modo, ognuno con le sue emozioni e le sue usanze. Ognuno in modo differente. 

Ci ritrovammo, di colpo, nello stesso punto in cui eravamo stati inizialmente e tornammo alla vita di sempre, ma più consapevoli di noi stessi e, forse, un po’ più ricchi. 

Un solo fatto avvenne dopo quello strano, stupendo, incontro: io e la mia amica buttammo via i cellulari, tornando alle vecchie maniere e fu grazie a quello che ora, finalmente, posso dire di amare una persona. Alla follia. E posso dire di amarla davvero, senza tecnologia. Solo e unicamente nella realtà.” 

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Amore Malato.

“Ciao,
mi chiamo Malia (il nome è di fantasia). Ho 25 anni e da quando ne avevo 16 esco con un ragazzo. Lui è il mio amore, si chiama Robert.

Ci amiamo alla follia e lui mi fa sentire bene, mi adora, mi fa sembrare una Regina.

Sì, una Regina.

Qualche settimana fa, mi son sentita tremendamente in colpa perché ho sbagliato e l’ho fatto arrabbiare tanto. Non è la prima volta che il mio amore si arrabbia con me. Non è la prima volta neanche che commetto un errore.

E lui, anche questa volta, come ogni volta, mi ha punita per lo sbaglio. Me lo sono meritato. Mi ha dato uno schiaffo in pieno volto. Dopo quella sberla il mio viso era rosso fuoco, io piangevo ma non so perché. E’ stata colpa mia se si è arrabbiato e se non sono stata in grado di farmi perdonare. E’ colpa mia se l’ho messo in condizione di darmi quel ceffone.

Io sbaglio molto, lo so bene. E lui, per il mio bene, cerca – come dice lui – di correggermi. Lo fa sempre, perché sbaglio sempre.

Lui lo fa perché mi ama ed il segno del suo amore, a volte, è anche sentir male.
Mi ama talmente tanto che, pensate, non vuole che io neanche vada a farmi un giro con un’amica. Mi protegge in questo modo. Vuole fortemente che io sia tutta per lui e nessun altro. Neanche per un attimo posso essere di qualcun altro.

Ora però non ci sono più. E questa storia ve la sto raccontando dal cielo, da quel posto infinito che lui, nel suo profondo amore, mi voleva far toccare. Ed ora, quel cielo l’ho toccato, lo abbraccio e lo abbraccerò per sempre, perché lui, quel mio grande amore, in un attimo di nervoso mi ha uccisa.

Mi ha colpita forte, per correggermi, ma forse il forte era troppo forte per me. Ho picchiato il capo e sono deceduta.

Ora, amici ed amiche che vedete la mia storia, non ci sono più.
Non sono più di nessuno. E lascio i miei figli, i nostri figli, che non avranno più la loro madre, in segno di un amore che forse amore non era.”

Nord Italia: ancora frane e danni.

Nuova ondata di maltempo in nord Italia e, conseguentemente, nuovi danni.

Le piogge hanno nuovamente colpito Piemonte e Liguria, già gravemente indebolite dalla perturbazione dello scorso fine settimana, provocando nuovi danni e nuovi smottamenti.

Nel basso Alessandrino le nuove piogge hanno danneggiato ancor di più le strade e le colline, costringendo in molti casi la Protezione civile ed i pompieri a ricorrere ad evacuazioni.

Nei dintorni di Acqui Terme, per esempio, numerose persone sono state allontanate da casa per timore di crolli. Pareto (AL), Melazzo (AL), Ponzone (AL) i paesi più colpiti con ancora molte zone isolate o difficili da raggiungere, persino per i soccorritori.

Fortunatamente, questa volta, nessuna vittima è stata registrata, grazie specialmente al lavoro di prevenzione messo in atto dagli operatori del soccorso.

Albania: si aggrava il bilancio.

Si aggrava di ora in ora il bilancio del tremendo terremoto verificatosi ieri in Albania.

L’ultimo bilancio parla di 30 morti e 650 feriti.

Intanto sono arrivate in soccorso della popolazione le squadre dei vigili del fuoco, guardia di finanza e carabinieri, per aiutare i soccorritori del luogo ad estrarre quanti più superstiti possibile.

Da informazioni ufficiali delle autorità albanesi, purtroppo, il bilancio sembra destinato ad aumentare.

Italia-Albania: amicizia senza fine

Il nostro Paese si è trovato – ed ancora non è finita – alle prese con un’ondata di maltempo di proporzioni storiche, con moltissimi danni, frazioni isolate e persino un viadotto autostradale crollato. Solo il fato ha voluto che non ci fosse, su quel troncone, nessun’auto e, di conseguenza, che non si registrasse alcuna vittima.

Ma in tutta Italia si sono registrate frane, smottamenti, in provincia di Alessandria si è persino verificato un decesso.

L’Italia, però, non è l’unica Nazione in cui la natura si è fatta notare nella sua accezione più catastrofica, anzi.

Questa notte, tra il 25 ed il 26 novembre 2019, si è verificato un potentissimo terremoto nella vicinissima Albania, che non solo ha causato danni ingentissimi, ma ha spezzato, finora, 21 vite. Persone che stavano dormendo, lavorando o, chissà, divertendosi. Persone giovani e meno giovani che, in ogni caso, vivevano la propria vita.

L’Albania, così come il Nord Italia, è in ginocchio. Morte, distruzione, disperazione. E’ esattamente l’altra faccia di una terribile medaglia. Una ferita difficile, ad oggi, da rimarginare e che accomuna i due popoli, così diversi nelle tradizioni, ma così uniti.

In segno di comunanza, proprio l’Italia ha deciso di aiutare il popolo albanese con uomini, mezzi e viveri. Proprio in queste ore, diverse squadre dei vigili del fuoco italiani stanno partendo alla volta di Durazzo e zone limitrofe per prestare aiuto. Quell’aiuto che non dovrebbe mai mancare al vicino di casa o, in questi casi, ad un popolo amico. Italia e Albania sono Paesi amici e, in caso di bisogno, gli amici non si abbandonano mai.

MotoGP: Jorge Lorenzo si ritira.

Arriva come un fulmine a ciel sereno, oggi, la notizia che Jorge Lorenzo si ritira.

Il campione spagnolo della MotoGP ha dichiarato in prima persona, in una conferenza stampa, di non voler più rischiare.

Jorge, 32 anni, si ritira così dalle scene, decisione a suo dire maturata dopo i recenti incidenti avuti (il più grave al Montmelò) che gli hanno fatto pensare alle sue priorità di vita, per le quali si è chiesto se valeva la pena rischiare ancora.

Shock ed incredulità nel paddock, per una notizia che neanche era nell’aria.

Ordina pizza e fa arrestare marito.

Un astuto piano per far arrestare, dopo anni di soprusi, il marito violento.

E’ questo ciò che ha fatto una donna di Rimini che veniva maltrattata da 3 anni dal compagno.

La signora, pur essendo spaventata, ha finto di voler ordinare una pizza, ma al telefono con lei un carabiniere del 112 che, prontamente, ha capito che qualcosa non andava. Lo si capiva dal tono di voce.

Questo sentore ha spinto l’agente ad inviare una pattuglia a casa della donna e lì hanno trovato la casa a soqquadro e la signora spaventatissima ed il violento che, prima, si è nascosto e poi ha tentato la fuga, venendo tratto in arresto dai militari intervenuti.

Dalla testimonianza della donna si è capito che da tre anni il marito la maltrattava, ma lei non aveva mai avuto il coraggio di denunciarlo.

 

Iraq: attacco a militari italiani.

Un attentato si è verificato oggi in Iraq, ai danni delle forze speciali italiani.

Nell’esplosione, causata da un ordigno rudimentale fatto scoppiare al passaggio della pattuglia, che stava svolgendo un addestramento in favore delle forze di sicurezza irachene, sono rimasti feriti 5 militari italiani, di cui 3 versano in gravi condizioni.

Fortunatamente nessuno dei feriti è in pericolo di vita.

Sdegno da parte del Presidente Mattarella che ha espresso la propria vicinanza ai militari coinvolti ed alle loro famiglie.

NextGen ATP: trionfo azzurro.

Trionfo tricolore al NextGen Atp Finals!

Jannik Sinner, 18enne numero 95 del mondo, annichilisce il ben più quotato De Minaur ed in 3 set porta l’Italia sul tetto del circuito Atp Giovani.

Un grande match quello giocato dall’azzurro che, in 3 set, annienta la difesa dell’avversario e conclude con il punteggio di 4-1 4-2 4-1, vittoria ancora più incredibile se si pensa che Jannik era entrato nel torneo da wild card.

Quargnento: svolta nelle indagini.

Incredibile svolta, ieri sera, nelle indagini per l’esplosione che, il 5 novembre, ha causato la morte di 3 vigili del fuoco a Quargnento (AL).

I carabinieri del paese alessandrino hanno fermato, alle 22.58, un uomo per sottoporlo ad interrogatorio. Pochi minuti dopo la notizia che l’uomo, Giovanni Vincenti, ha confessato di essere stato lui a far in modo che si verificasse lo scoppio.

Dall’interrogatorio è emerso che la cascina era stata assicurata per danni causati da atti dolosi da parte di terzi e Vincenti ha dichiarato ai militari dell’Arma di essere molto indebitato e, di conseguenza, aver escogitato il piano di farla scoppiare per prendere i soldi dell’assicurazione.

Ora il Vincenti è indagato per omicidio plurimo, disastro doloso, lesioni e truffa.

Indagata anche la moglie dell’uomo.

Ieri mattina le commosse esequie dei 3 pompieri, facenti parte del Comando Provinciale di Alessandria, amati in città ed in tutta la provincia per la loro umanità e professionalità.

Omaggi in tutta Italia, con altri distaccamenti (tra cui il vicino distaccamento di Acqui Terme) che hanno portato il loro commosso saluto, facendo risuonare le sirene dei mezzi, in segno di lutto.

 

Nord Ovest sott’acqua. Grave la situazione nell’alessandrino.

Il Nord Ovest, in queste ore, è sommerso dall’acqua.

In molte zone si registrano danni ad abitazioni e scantinati e strade sommerse da fango e detriti.

Particolarmente grave la situazione nella Provincia di Alessandria, dove la protezione civile, tramite la sua pagina Facebook, sta diramando notizie allarmanti, soprattutto per la zona di Novi Ligure, ma anche per altre parti della Provincia, particolarmente danneggiate dai violentissimi nubifragi che si sono registrati.

Diversi Comuni hanno deciso per la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado a scopo precauzionale (per esempio Alessandria), mentre si registrano in questi minuti diverse chiusure di ponti, sui fiumi Orba, Bormida e Tanaro.

Ingenti i danni a Novi Ligure e nelle zone limitrofe, trasformate in un’immensa distesa di fango.

Intorno alle 23 (notizia, però, non ancora confermata dalla Protezione Civile) dovrebbe arrivare la piena della Bormida in Alessandria.

Risparmiata, ma in costante allerta, per ora, la zona di Acqui Terme, dove il temporale (particolarmente intenso) della scorsa notte ha provocato solamente qualche allagamento e alcune frane.

[Notizia in aggiornamento]

Bologna: primo trapianto vertebre al mondo.

Notizia incredibile quella proveniente dall’istituto Rizzoli di Bologna.

Un paziente 77enne, affetto da un tumore osseo, è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento (il primo al mondo) di “sostituzione” di quattro vertebre.

Le ossa malate sono state asportate e sono così state rimpiazzate da vertebre diverse, provenienti dalla banca dell’osso e dei tessuti.

L’intervento, portato avanti dall’equipe del Dott. Gasbarrini (intervistato nelle settimane scorse dal programma giornalistico “Le Iene”) è perfettamente riuscito e, dopo poco tempo, il paziente è stato dimesso.

Non è la prima volta che il Dott. Gasbarrini fa parlare di sé. Egli, infatti, ha il merito di aver approntato un metodo di sostituzione di ossa malate con strutture metalliche create ad hoc da stampanti 3D.

Le sue imprese in campo chirurgico oncologico sono incredibili e sono il segno tangibile che, in Italia, le eccellenze ci sono e fanno invidia al mondo.

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