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La strana serata.

“Una sera mi trovavo per le vie della mia città.

Un centro tranquillo, di 15.000 anime dove ben poco succedeva per arrivare agli onori della cronaca.

Ricordo che, con degli amici, giravo per la zona pedonale.

Ad un tratto vidi, poco distante da me, una ragazza seduta su un marciapiede con le mani in volto.

Subito non capii il suo comportamento. Gli occhi bassi e lucidi e lo sguardo perso nel vuoto. E quelle mani, mani piccole, minute, delicate. Ricordo che mi avvicinai a lei e che mi guardò terrorizzata. Mi urlò “NON TI AVVICINARE!!!” con un tono quasi sconvolto dalla paura che le facessi del male.

Feci un passo indietro, non volevo spaventarla, ma solo aiutarla e capire come mai tenesse quel comportamento.

Pochi secondi dopo vidi il suo viso distrutto dalle lacrime. Stava piangendo a dirotto, col volto di chi ha passato una guerra e non un sabato sera in una cittadina tranquilla come la mia. Il trucco ormai era completamente colato, gli occhi gonfi di pianto, tanto da non riuscire neanche a stare aperti. E quella voce, la voce rotta di chi non sa più che dire, né che fare.

Notai in lei un terrore folle e cominciai a parlarle. Lei, diffidente e spaventata, non conoscendomi si terrorizzò e si chiuse per un po’ a riccio. I miei amici non si accorsero di nulla, andarono avanti per i fatti loro senza notare neanche che mi ero fermato.

Non mi importò molto di loro, in quell’occasione.

Mi importava maggiormente l’aiuto che avrei voluto e potuto dare ad una ragazza distrutta dal dolore e dalla tensione.

In pochi minuti, dopo lo shock iniziale, lei iniziò ad aprirsi. Non le chiesi subito il perché si tenesse il volto o per quale motivo stesse piangendo. Le chiesi il nome e le dissi il mio. Fu lei poi a dirmi di scusarla se mi stava facendo stare lì a pensare a lei invece che stare con gli amici in un bel sabato sera estivo.

Le dissi chiaramente una frase: “Ragazza cara. Non mi frega nulla, l’importante è che tu possa star meglio.”

Non so perché mi prese tanto la situazione.

Lei dopo un po’ di parole capì di potersi fidare di me. Parliamoci chiaro, se avessi voluto farle del male, avrei avuto già l’occasione all’inizio, quando si disperava.

Fu così che lei, in un momento di sfogo, mi disse che il suo “ragazzo” l’aveva mollata, non prima di averla picchiata e derisa davanti ai suoi amici.

“Begli amici!!!!” dissi io arrabbiatissimo. Come si può definire amico chi non ferma un atto schifoso come la violenza????

La feci parlare, lei pianse, si appoggiò a me, che intanto mi ero seduto accanto a lei. E parlò. Parlò per più di due ore delle continue angherie e violenze che quell’uomo, se così si può chiamare, le perpetrava ormai da più di 5 anni.

Alla fine la convinsi a fare l’azione più dura della sua vita. Rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciare il suo aguzzino. Non potevo sopportare che un essere spregevole come quello potesse ridurre in lacrime e distruggere moralmente una persona rimanendo impunito. L’accompagnai io alla Stazione dei Carabinieri.

Lei raccontò tutto all’agente di turno che la convinse. La convinse a mettere tutto nero su bianco e firmare la denuncia.

Capite? Avevo appena aiutato una donna a denunciare il suo aguzzino, il violento di turno che non ha specie e non ha cuore.

Pochi giorni dopo seppi che il violento in questione fu arrestato dai militari e rinchiuso in cella, in attesa di sentenza.

Fu lei a dirmelo, con gli occhi questa volta piena di gioia e di felicità per essersi, finalmente, liberata di quel balordo.

Ed è questo che spero facciano tutti. Spero un giorno di poter dire “Finalmente le donne stanno denunciando le violenze!”

Non dimenticherò mai i suoi occhi, anche se….. spero di non vedere mai più occhi così feriti e tristi come i suoi.”

L’infame.

“28 agosto 1999.

I grilli cantavano festanti ed il vociare dei bambini che giocavano in piazza allietava la calda sera di fine estate.

Una bellissima serata, ma ad un tratto l’urlo assordante delle sirene, accompagnato dal bagliore delle luci stroboscopiche blu, squarcia la tranquillità dell’intero paese.

Gli agenti, intervenuti a sirene spiegate, circondano la palazzina proprio di fronte a me. Dopo pochi minuti, il silenzio. Le sirene si spengono così come le luci lampeggianti. Non è dato sapere cosa stia succedendo nel palazzo di fronte.

Ad un tratto qualcosa si muove. Escono due uomini in giacca e cravatta, di un’eleganza smodata, seri e compassati. Scruto, nei loro occhi, una piccola soddisfazione. Appena qualche secondo ed escono altri uomini con la pettorina classica della Polizia ed un uomo che, data l’ora e probabilmente la stanchezza lavorativa, pareva vestito solo in pigiama, con lo sguardo assonnato di chi, forse, si era appisolato guardando la televisione.

Mi colpì molto il suo sguardo. Pareva assonnato, ma ancora di più pareva incredulo e triste. Quasi sembrava in shock per quello che, poi, si capì essere l’arresto.

L’accusa, seppi giorni dopo, fu delle più infamanti: omicidio, come direbbero gli americani, di primo grado. Si tratta della fattispecie più grave, l’assassinio volontario di una persona.

Rimasi stranito alla notizia.

Conoscevo di vista quell’uomo e tutto avrei pensato, meno che fosse un omicida. Ricordo un giorno in cui ci parlai e rimasi colpito dalla sua personalità, gentile e garbata. Era sì un uomo deciso, ma talmente deciso da compiere un omicidio proprio no. Non ci potevo credere.
Fu arrestato sulla base di un testimone che, a suo dire, lo aveva visto mentre spingeva con forza una persona sotto il treno che passava in corsa alla stazione.

Passarono parecchi anni. Sentii che quell’uomo fu condannato in primo grado a 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Un’accusa a cui non credevo.

Fu per questo che, anche se non avevo rapporti personali con quell’uomo, mi misi ad indagare.

Non sono né un detective né un agente di polizia, ma un semplice ragazzo con sete di giustizia.

Cominciai a carpire quante più informazioni possibili sull’assassino e la sua vittima. Sulle loro famiglie.

Parlai a lungo persino col testimone presunto del fatto.

Ci misi anni ma arrivai alla verità. L’uomo arrestato era stato incastrato.

Come lo scoprii?

Semplice, feci parlare il teste dell’omicidio che, onestamente, non conoscevo.

Ho un animo abbastanza provocatore e fu grazie a questo che riuscii a farlo parlare nel pieno della sincerità e franchezza.

Mi raccontò che colui che aveva indicato come assassino, in realtà, era un suo ex socio d’affari con cui aveva diviso la proprietà di una piccola azienda.
Purtroppo per l’accusato, un bel giorno trovò il caro socio con le “mani nella marmellata”. Stava distraendo dei ricavi della piccola azienda di cui erano proprietari per avere più soldi da giocare.

Era un ludopatico. Giocava più volte al giorno, senza mai smettere per diverse ore.

Il mio dirimpettaio era il socio di maggioranza, colui che deteneva la titolarità delle azioni da intraprendere e colui che assumeva le decisioni fondamentali per la vita economica e gestionale dell’azienda.

Quando trovò il socio con le mani nel sacco si arrabbiò molto, tanto da voler rilevare le sue quote e liquidarlo in malo modo.

Ricordo che il socio fedifrago mi disse: “Non lo sopportavo. Mi disse . Non potevo permettermi una denuncia, così appresi del ritrovamento del cadavere di una giovane qui vicino e mi inventai tutto. Dissi alla polizia che ero testimone di un omicidio, l’omicidio della ragazza, e da qui partì tutto”.

“Mi volevo vendicare per quello che era successo” – continuò – “ed il solo modo era quello di infamarlo.”

“Bello stronzo” dissi io.

“Cosa potevo fare?” mi rispose “Ho moglie e due figli ed una denuncia mi avrebbe tolto dalla loro vita per sempre. Mia moglie è molto rigida ed io non potevo nascondere la mia malattia.”

“Malattia?” chiesi sorpreso.

“Sì, malattia. Gioco e sono consapevole di rovinarmi, ma non so smettere”.

“E così infami un uomo e macchi di un’onta terribile una persona per la tua stupida, ignorante malattia??” dissi seccatissimo.

Non so cosa mi tenne dal rifilargli un pugno in faccia.
Sta di fatto che pochi giorni dopo rividi quel disgraziato e gli dissi “Sai, ho pensato bene alla chiacchierata dell’altro giorno e sono dell’idea che devi andare dagli agenti a dire la verità.”

Lui subito rise, ma poi ci pensò bene e disse “Senti, dammi una mano. Non voglio andare da solo.”

“Ok” gli dissi. E lo accompagnai al Commissariato più vicino.

Qualche settimana dopo la svolta. Vidi nuovamente le pattuglie della prima sera. Questa volta niente urla delle sirene, né bagliori blu. Solo tanta gentilezza ed un uomo sollevato e sorridente. La giustizia era fatta e lui tornò libero. Libero dall’accusa infamante, libero di tornare alla sua famiglia ed al suo unico amore, la sua donna.

Negli stessi minuti, il secondo uomo, quello vendicativo e bastardo, venne prelevato. Questa volta era lui nei guai.

Si scoprì pochi mesi dopo, dalle indagini sull’omicidio, che l’assassino era proprio quel testimone, tanto falso quanto cattivo, che tempo prima aveva accusato un innocente.

Fu condannato all’ergastolo e dovette risarcire il malcapitato di turno che, in modo molto pacato e quasi piangendo, mi ringraziò.

Non rividi più nessuno dei due, né fui contattato dagli agenti, ma una cosa era certa. Avevo aiutato un innocente ad essere un uomo libero e la giustizia ad essere veramente giusta.”

Incontri

“Era una calda sera estiva.
Io ed una mia amica eravamo a passeggiare in un piccolo parco, un luogo a noi caro perché era il luogo dove ci siamo conosciuti. 

La Luna, la magica Luna faceva capolino sopra le nostre teste e, con la sua luce, quasi ci accarezzava. 

Ad un tratto, un bagliore accecante ci sorprese. Fummo quasi scioccati da tanta luminosità e cademmo a terra. Non so se fu il lampo luminoso a farci svenire o solo lo spavento. 

Ricordo solo che, quando ci risvegliammo, eravamo stesi su una specie di letto ipertecnologico, una struttura metallica – per altro molto comoda – con cui ci potevamo muovere liberamente ovunque, pur restando stesi. 

Provammo a capire dove ci trovavamo. Era un posto strano e nuovo per noi e ci guardammo a lungo in faccia per l’incredulità. 

Ad un certo punto, un personaggio dalle sembianze particolari ci apparve davanti, ci scrutò quasi stranito dalla lieve somiglianza con lui e cominciò a parlare. Ci chiese come stavamo e ricordo che ci chiamò per nome. 

Rimanemmo agghiacciati. “Come fai a sapere i nostri nomi?” chiesi io. Lui mi rispose che sapeva molte cose di noi, mi disse che erano anni che ci osservava per capire. 

Poi, devo dire molto gentilmente, si presentò. Disse di chiamarsi Martium e di venire da uno dei Pianeti più remoti dell’universo. 

La mia amica si spaventò molto. Si mise ad urlare di lasciarci andare e che, se fosse stato uno scherzo, sarebbe stato di cattivissimo gusto ma…. Uno scherzo non lo era affatto. 

Ci fece vedere – e qui io sorrisi – un documento, scritto in una lingua strana ma comprensibile, molto simile al latino, e su questo documento c’era scritto “Comandant Martium” ed altre scritte che ora non ricordo. 

Ci spiegò, rassicurando lei, che non aveva alcuna intenzione di farci del male. Anzi! Voleva solamente studiarci un po’ e capire i nostri usi e farci capire – con un non so che di manie di grandezza – come rendere il nostro pianeta più civile e funzionale…. 

Continuammo a non comprendere… 

Ad un tratto ci guarda e dice “Amici, seguitemi. Vi mostro un po’ della nostra gente e delle nostre usanze, vi va?” 

Noi timidamente annuimmo e lui ci portò in una vera e propria suite, con tanto di arredi di pregio. Rimasi colpito da tutto quel lusso in un posto così spartano. Lui ci fece vedere un monitor in cui si vedeva la nostra gente e le scelte che faceva. Si notava, però, sulla destra una specie di schermo a realtà virtuale, in cui veniva ritratta la stessa persona, ma in un altro comportamento, a loro dire più corretto. 

Ad un certo punto il monitor si soffermò su un dettaglio che mi fece gelare il sangue. Ero io che venivo ritratto mentre, in una litigata, diedi una manata ad un amico, facendolo cadere a terra. 

Mi girai a destra, dallo schermo in cui doveva esserci il giusto comportamento, ma notai che era spento. Gli chiesi: “Scusi Comandante, ma perché lo schermo “dei comportamenti giusti” è spento? 

Anche la mia amica, scioccata dalla scena a cui aveva assistito poco prima, chiese il perché. E fu lì la grande sorpresa. Lui, il nostro ormai amico extraterrestre, ci guardò e si mise a ridere. “Vedete” ci disse “noi sul nostro pianeta abbiamo una grande tecnologia, ma essa ci aiuta, ed abbiamo anche sistemi che controllano che ciò che facciamo non sia dannoso per il nostro sistema. Ma….” Si fermò. 

“Ma??” Chiese la mia amica. 

“Ma….Non abbiamo la cosa più importante: l’autodeterminazione. In realtà anche i nostri comportamenti sono controllati dalla tecnologia. Non abbiamo emozioni, non abbiamo sensazioni, noi viviamo in funzione di un computer che ci dice cosa fare.” 

“Ma è sconvolgente” Dissi io. 

“Sì” mi rispose “E’ sconvolgente, ed è quello che sta succedendo a voi. Ormai tutti sui social, su Facebook, Twitter, tutti connessi e tutti con “il pensiero di massa” ma nessuno che ha un’idea sua”. 

La mia amica ed io rimanemmo attoniti. Poi, quasi di scatto, gli dissi “Vedi, hai ragione! Stiamo annullandoci e ci stiamo facendo uccidere la mente dalla tecnologia”. 

Lui rise, ma non di cattiveria, ma quasi ad annuire nei miei confronti. Mi disse “Amico, hai capito ora in che mondo vi state evolvendo? Hai capito cosa sta per succedere? Voi umani state quasi arrivando al nostro sistema. Un mondo apatico, senza emozioni. Un mondo in cui non si ragiona se non “perché l’ha detto la tv”.” 

Stemmo lì a parlare tanto tempo, in una conversazione quasi surreale ma molto costruttiva. Alla fine ci abbraccio e ci disse “Ora che il mio scopo è raggiunto, tornate tra la vostra gente. E’ ora.” 

Quasi ci rimanemmo male, ma da un lato ci sentimmo sollevati ed accettammo la sua offerta di lasciarci andare, con una promessa: insegnare nuovamente al mondo a pensare a suo modo, ognuno con le sue emozioni e le sue usanze. Ognuno in modo differente. 

Ci ritrovammo, di colpo, nello stesso punto in cui eravamo stati inizialmente e tornammo alla vita di sempre, ma più consapevoli di noi stessi e, forse, un po’ più ricchi. 

Un solo fatto avvenne dopo quello strano, stupendo, incontro: io e la mia amica buttammo via i cellulari, tornando alle vecchie maniere e fu grazie a quello che ora, finalmente, posso dire di amare una persona. Alla follia. E posso dire di amarla davvero, senza tecnologia. Solo e unicamente nella realtà.” 

Amore Malato.

“Ciao,
mi chiamo Malia (il nome è di fantasia). Ho 25 anni e da quando ne avevo 16 esco con un ragazzo. Lui è il mio amore, si chiama Robert.

Ci amiamo alla follia e lui mi fa sentire bene, mi adora, mi fa sembrare una Regina.

Sì, una Regina.

Qualche settimana fa, mi son sentita tremendamente in colpa perché ho sbagliato e l’ho fatto arrabbiare tanto. Non è la prima volta che il mio amore si arrabbia con me. Non è la prima volta neanche che commetto un errore.

E lui, anche questa volta, come ogni volta, mi ha punita per lo sbaglio. Me lo sono meritato. Mi ha dato uno schiaffo in pieno volto. Dopo quella sberla il mio viso era rosso fuoco, io piangevo ma non so perché. E’ stata colpa mia se si è arrabbiato e se non sono stata in grado di farmi perdonare. E’ colpa mia se l’ho messo in condizione di darmi quel ceffone.

Io sbaglio molto, lo so bene. E lui, per il mio bene, cerca – come dice lui – di correggermi. Lo fa sempre, perché sbaglio sempre.

Lui lo fa perché mi ama ed il segno del suo amore, a volte, è anche sentir male.
Mi ama talmente tanto che, pensate, non vuole che io neanche vada a farmi un giro con un’amica. Mi protegge in questo modo. Vuole fortemente che io sia tutta per lui e nessun altro. Neanche per un attimo posso essere di qualcun altro.

Ora però non ci sono più. E questa storia ve la sto raccontando dal cielo, da quel posto infinito che lui, nel suo profondo amore, mi voleva far toccare. Ed ora, quel cielo l’ho toccato, lo abbraccio e lo abbraccerò per sempre, perché lui, quel mio grande amore, in un attimo di nervoso mi ha uccisa.

Mi ha colpita forte, per correggermi, ma forse il forte era troppo forte per me. Ho picchiato il capo e sono deceduta.

Ora, amici ed amiche che vedete la mia storia, non ci sono più.
Non sono più di nessuno. E lascio i miei figli, i nostri figli, che non avranno più la loro madre, in segno di un amore che forse amore non era.”

Ancona: tragedia al concerto di Sfera Ebbasta.

Un evento che doveva essere di festa che diventa tragedia.

E’ quello che è accaduto nella serata di ieri alle porte di Ancona, durante il concerto del noto trapper italiano Sfera Ebbasta.

Per ragioni ancora al vaglio degli inquirenti, si è creata una gravissima scena di panico che ha indotto tutti i presenti (per la maggior parte ragazzini e ragazzine tra i 14 ed i 16 anni) a scappare.

L’enorme ressa che si è creata si è tramutata in tragedia quando, per il peso eccessivo, una balaustra è crollata, con alcuni ragazzi caduti un metro sotto e schiacciati dalle altre persone che erano nella folla.

Il bilancio è impressionante: 5 ragazzini ed una madre sono deceduti, mentre altre 7 sono state trasportate all’ospedale e sarebbero in pericolo di vita.

Sembra che all’origine del panico ci sia un episodio: una ragazzina che, forse per un’aggressione, ha spruzzato in aria dello spray al peperoncino che ha reso l’aria irrespirabile.

Dalle prime indagini, inoltre, emergerebbero gravi responsabilità da parte del gestore del locale che ha permesso a più di mille persone di entrare al concerto a fronte di una capienza di 800. Una delle uscite di sicurezza, poi, è risultata chiusa, situazione che ha favorito, a quanto pare, la tragedia.

Sul posto si sta recando il premier Conte che ha voluto esprimere personalmente la propria vicinanza alle famiglie e comprendere a fondo le cause della tragedia.

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Firenze: treno urta piattaforma, 3 feriti.

Tre persone sono rimaste ferite, dopo la mezzanotte, a Firenze.

Un treno merci che stava viaggiando tra le stazioni di Campo Marte e Statuto, per ragioni ancora da chiarire, ha urtato una piattaforma su rotaia con 3 operai manutentori a bordo, provocando la caduta sulla massicciata dei 3 uomini.

Recuperati dai Vigili del Fuoco, i 3 sono stati ricoverati in condizioni, fortunatamente, non gravi.

Interrotta per tutta la notte la circolazione in quel tratto, riaperto parzialmente solo questa mattina alle 6.

Genoa: Juric esonerato, squadra a Prandelli.

Cambio della guardia alla guida del Genoa.

A seguito dell’incredibile k.o. con la Virtus Entella in Coppa Italia (10-9 ai rigori), il Presidente Preziosi ha deciso di esonerare Juric e di affidare la squadra all’ex ct della Nazionale Prandelli.

La decisione era già nell’aria da qualche giorno e questa sera si è concretizzata.

Prandelli riprende, così, ad allenare a quasi un anno dalla sua ultima esperienza a Dubai.

Veneto: scompare ragazzina 13enne.

Una ragazzina di 13 anni è scomparsa, oggi, a Pionca di Vigonza (PD) dove vive coi genitori.

La bambina era uscita di casa per andare a scuola, ma nell’edificio scolastico non è mai arrivata. Situazione che ha spinto il padre a dare l’allarme ai Carabinieri.

Nelle scorse ore ci son state diverse segnalazioni, ma nessuna di queste ha dato l’esito sperato.
Secondo la famiglia, la minore non ha mai dato segni di voler tentare la fuga.

Concerto di Natale ad Acqui Terme.

Natale.

Un momento in cui intere città si colorano di luci, suoni e colori.

L’atmosfera è magica in questo periodo ed a rendere l’atmosfera ancora più dolce e lieve è sicuramente la musica.

E’ per questo che la Corale Città di Acqui Terme invita tutti al tradizionale Concerto di Natale, dove si potranno scoprire sonorità nuove, più o meno impegnate, con le quali assaporare la magia che la nascita di Gesù, ogni anno, porta in tutti i cuori.

In quest’occasione, i coristi sono lieti di esibirsi in quella che, secondo molti, è tra le Chiese più belle del Piemonte.

Il 22 dicembre, infatti, la Corale città di Acqui Terme, si esibirà presso la Chiesa di Santo Spirito ad Acqui Terme, dove sarà possibile apprezzare, senza fatica alcuna, tutti i brani cantati dai componenti della Corale, nella speranza che, insieme, si possa ancor di più sentire la dolcezza ed il sapore di festa, tipico del periodo.

Insieme alla Corale sarà presente sulla scena il Coro Piccole Voci, che stupirà i presenti con alcuni brani dal sapore decisamente festoso, come solo i bambini sanno fare.

L’esibizione sarà articolata in 3 parti e vedrà, in alcuni brani, la collaborazione di grandi e piccini che, si scoprirà, diventeranno un tutt’uno, emozionando e creando un momento suggestivo.

L’appuntamento è per Sabato 22 Dicembre, ore 21.15, presso la Chiesa Santo Spirito – Sacra Famiglia e l’ingresso è, come di consueto, libero.

Gazzetta Awards: vince la ItalVolley Femminile

La squadra femminile di pallavolo, reduce dal secondo posto nel mondiale 2018, è stata eletta miglior team nei Gazzetta Awards, i premi sportivi che ogni anno sono assegnati dal giornale “in rosa”.

Un degno riconoscimento per le ragazze che, nel 2018, hanno fatto parlare di sè con partite mozzafiato ed una forma a dir poco strepitosa.

Firenzuola (FI): incendio in casa, 3 feriti.

Grave incendio in un’abitazione di Firenzuola, in provincia di Firenze.

Il bilancio parla di 3 feriti gravi, una donna di 40 anni ed i suoi due figli di 8 ed 11 anni.

Da una prima ricostruzione, sembra che i due bambini, ora ricoverati all’Ospedale Pediatrico di Firenze, stessero giocando con un accendino quando, fortuitamente, hanno dato fuoco al divano dando vita al rogo.

Le condizioni dei piccoli e della madre -ricoverata al CTO di Torino- sono gravi. Tutti, infatti, hanno subito ustioni sul 50% del corpo.

“Babbo Natale non esiste”. Licenziata.

Dicembre, si sa, è il mese che tutti i bambini del mondo aspettano con ansia.

Per loro il Natale è un momento magico, con Babbo Natale che porta a tutti i pargoletti i doni che più desiderano.

Ma…

Cosa succederebbe se qualcuno dicesse a dei frugoletti che…Babbo Natale è solo un’invenzione dei grandi e che, quindi, non esiste?

E’ ciò che è accaduto negli ultimi giorni in New Jersey, dove una maestra di prima elementare è stata licenziata in tronco dalla Direttrice per aver detto ai suoi piccoli alunni che Babbo Natale non esiste.
Non contenta di ciò, ha rincarato la dose dicendo che anche la fatina dei denti, gnomi, folletti, elfi e renne volanti sono personaggi inventati dai grandi.

Grazie a questo suo comportamento che, ovviamente, ha scioccato i bambini, l’insegnante è stata allontanata immediatamente dalla scuola e la dirigente si è dovuta scusare con i genitori che, appresa la notizia, le hanno invaso lo studio.

Non è dato sapere come faranno i papà e le mamme a rimediare, ma di certo si è trattato di un atto assolutamente privo di cuore e di senso che, per certi versi, ha rovinato il Natale di intere famiglie.

Rieti: esplode autocisterna, 2 morti e 17 feriti.

Tragedia nel reatino.

Una cisterna di gpl è esplosa mentre scaricava il suo carico in un distributore di carburanti.

Gravissimo il bilancio: due persone, di cui un Vigile del fuoco, sono decedute ed altre 17 sono rimaste ferite.

Al momento le squadre di soccorso e dei vigili del fuoco sono al lavoro per bonificare la zona.