Incontri

“Era una calda sera estiva.
Io ed una mia amica eravamo a passeggiare in un piccolo parco, un luogo a noi caro perché era il luogo dove ci siamo conosciuti. 

La Luna, la magica Luna faceva capolino sopra le nostre teste e, con la sua luce, quasi ci accarezzava. 

Ad un tratto, un bagliore accecante ci sorprese. Fummo quasi scioccati da tanta luminosità e cademmo a terra. Non so se fu il lampo luminoso a farci svenire o solo lo spavento. 

Ricordo solo che, quando ci risvegliammo, eravamo stesi su una specie di letto ipertecnologico, una struttura metallica – per altro molto comoda – con cui ci potevamo muovere liberamente ovunque, pur restando stesi. 

Provammo a capire dove ci trovavamo. Era un posto strano e nuovo per noi e ci guardammo a lungo in faccia per l’incredulità. 

Ad un certo punto, un personaggio dalle sembianze particolari ci apparve davanti, ci scrutò quasi stranito dalla lieve somiglianza con lui e cominciò a parlare. Ci chiese come stavamo e ricordo che ci chiamò per nome. 

Rimanemmo agghiacciati. “Come fai a sapere i nostri nomi?” chiesi io. Lui mi rispose che sapeva molte cose di noi, mi disse che erano anni che ci osservava per capire. 

Poi, devo dire molto gentilmente, si presentò. Disse di chiamarsi Martium e di venire da uno dei Pianeti più remoti dell’universo. 

La mia amica si spaventò molto. Si mise ad urlare di lasciarci andare e che, se fosse stato uno scherzo, sarebbe stato di cattivissimo gusto ma…. Uno scherzo non lo era affatto. 

Ci fece vedere – e qui io sorrisi – un documento, scritto in una lingua strana ma comprensibile, molto simile al latino, e su questo documento c’era scritto “Comandant Martium” ed altre scritte che ora non ricordo. 

Ci spiegò, rassicurando lei, che non aveva alcuna intenzione di farci del male. Anzi! Voleva solamente studiarci un po’ e capire i nostri usi e farci capire – con un non so che di manie di grandezza – come rendere il nostro pianeta più civile e funzionale…. 

Continuammo a non comprendere… 

Ad un tratto ci guarda e dice “Amici, seguitemi. Vi mostro un po’ della nostra gente e delle nostre usanze, vi va?” 

Noi timidamente annuimmo e lui ci portò in una vera e propria suite, con tanto di arredi di pregio. Rimasi colpito da tutto quel lusso in un posto così spartano. Lui ci fece vedere un monitor in cui si vedeva la nostra gente e le scelte che faceva. Si notava, però, sulla destra una specie di schermo a realtà virtuale, in cui veniva ritratta la stessa persona, ma in un altro comportamento, a loro dire più corretto. 

Ad un certo punto il monitor si soffermò su un dettaglio che mi fece gelare il sangue. Ero io che venivo ritratto mentre, in una litigata, diedi una manata ad un amico, facendolo cadere a terra. 

Mi girai a destra, dallo schermo in cui doveva esserci il giusto comportamento, ma notai che era spento. Gli chiesi: “Scusi Comandante, ma perché lo schermo “dei comportamenti giusti” è spento? 

Anche la mia amica, scioccata dalla scena a cui aveva assistito poco prima, chiese il perché. E fu lì la grande sorpresa. Lui, il nostro ormai amico extraterrestre, ci guardò e si mise a ridere. “Vedete” ci disse “noi sul nostro pianeta abbiamo una grande tecnologia, ma essa ci aiuta, ed abbiamo anche sistemi che controllano che ciò che facciamo non sia dannoso per il nostro sistema. Ma….” Si fermò. 

“Ma??” Chiese la mia amica. 

“Ma….Non abbiamo la cosa più importante: l’autodeterminazione. In realtà anche i nostri comportamenti sono controllati dalla tecnologia. Non abbiamo emozioni, non abbiamo sensazioni, noi viviamo in funzione di un computer che ci dice cosa fare.” 

“Ma è sconvolgente” Dissi io. 

“Sì” mi rispose “E’ sconvolgente, ed è quello che sta succedendo a voi. Ormai tutti sui social, su Facebook, Twitter, tutti connessi e tutti con “il pensiero di massa” ma nessuno che ha un’idea sua”. 

La mia amica ed io rimanemmo attoniti. Poi, quasi di scatto, gli dissi “Vedi, hai ragione! Stiamo annullandoci e ci stiamo facendo uccidere la mente dalla tecnologia”. 

Lui rise, ma non di cattiveria, ma quasi ad annuire nei miei confronti. Mi disse “Amico, hai capito ora in che mondo vi state evolvendo? Hai capito cosa sta per succedere? Voi umani state quasi arrivando al nostro sistema. Un mondo apatico, senza emozioni. Un mondo in cui non si ragiona se non “perché l’ha detto la tv”.” 

Stemmo lì a parlare tanto tempo, in una conversazione quasi surreale ma molto costruttiva. Alla fine ci abbraccio e ci disse “Ora che il mio scopo è raggiunto, tornate tra la vostra gente. E’ ora.” 

Quasi ci rimanemmo male, ma da un lato ci sentimmo sollevati ed accettammo la sua offerta di lasciarci andare, con una promessa: insegnare nuovamente al mondo a pensare a suo modo, ognuno con le sue emozioni e le sue usanze. Ognuno in modo differente. 

Ci ritrovammo, di colpo, nello stesso punto in cui eravamo stati inizialmente e tornammo alla vita di sempre, ma più consapevoli di noi stessi e, forse, un po’ più ricchi. 

Un solo fatto avvenne dopo quello strano, stupendo, incontro: io e la mia amica buttammo via i cellulari, tornando alle vecchie maniere e fu grazie a quello che ora, finalmente, posso dire di amare una persona. Alla follia. E posso dire di amarla davvero, senza tecnologia. Solo e unicamente nella realtà.”