Rapido 904: shock sui binari

Era il 23 dicembre 1984.

Il treno Rapido n. 904 stava viaggiando sulla tratta Milano-Napoli.

Sembrava un viaggio come tanti, un tranquillo viaggio in treno tra le due città. Ma non fu così.

Alle 19,08 di quel tragico giorno, mentre il treno si trovava nella Grande Galleria dell’Appennino, una mano assassina aziona una delle più potenti bombe mai poste in Italia.
E’ un attimo. Un botto assordante, in un attimo, spegne le vite di 17 persone, provocando danni ingenti e molti, moltissimi feriti.

Verrà poi rilevato che nella nona carrozza, in una griglia bagagli, era stato piazzato un ordigno esplosivo comandato a distanza.

Nel 1985 vennero arrestati due personaggi, per altri reati, tra cui il tristemente noto mafioso Pippo Calò.

L’11 maggio dello stesso anno venne identificato il covo dei due arrestati e la sorpresa negli agenti fu enorme. Trovarono, all’interno del covo stesso, molto materiale che pareva riconducibile alla strage del Rapido.
Una successiva perizia sull’esplosivo ritrovato confermò la compatibilità tra esso e quello che era stato causa dell’esplosione della carrozza.

L’anno successivo i due vennero imputati formalmente della strage e, in primo grado, furono condannati all’ergastolo per strage.

Il processo di secondo grado vide la conferma dei due ergastoli ma, a sorpresa, venne ridotta la pena del tedesco Schaudinn – legato alla strage per il reato di banda armata, in quanto “fornitore” dei meccanismi a distanza per attivare la detonazione, non più 28 anni ma 22, in ragione della derubricazione del reato di banda armata.
Assolti invece gli altri 3 imputati nel processo.

Si arrivò in cassazione, dove il processo venne revisionato con rinvio alla Corte d’Assise d’appello che ridusse tutte le condanne, fermo restando i due ergastoli.

Due degli imputati, poi ritrovati morti sull’A1 per mano di un agguato camorrista, furono scagionati dall’accusa di strage.

Nel 2011, fu emessa anche un’ordinanza di custodia cautelare per Totò Riina, considerato il mandante della strage, ma nel 2015 venne assolto per mancanza di prove.

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