Arresto cardiaco: il pudore nemico della vita.

Da una ricerca internazionale, il pudore è risultato nemico delle pratiche salvavita nei pazienti di sesso femminile.

Infatti, in caso di arresto cardiaco con vittima una donna, è stato rilevato che la mortalità è più elevata in quanto “per pudore” si ha paura di toccare il seno della malcapitata e di conseguenza si è più restii ad operare la rianimazione cardiaca.

Il risultato di questa ricerca, condotta da Audrey Blewer, ricercatrice dell’Università della Pensylvania, ha dell’inquietante: la mortalità femminile è decisamente più alta nelle donne, anche in caso di presenza, durante l’attacco, di parenti o persone con cui si ha più confidenza.

Purtroppo, la colpa maggiore è del fatto che si pensa che, per operare il massaggio cardiaco, si debba per forza svestire la persona. Questo è però non vero. Il bisogno di svestire è solo in caso di utilizzo di defibrillatore o monitor di valutazione del battito cardiaco, mentre per effettuare le semplici compressioni toraciche è senza dubbio inutile questa svestizione, ma si possono operare tranquillamente sopra i vestiti e senza paura di toccare il seno.

In caso di arresto cardiaco, la persona deve essere soccorsa nell’immediato ed ogni secondo è prezioso. Se ci si ferma alla questione pudica, la mortalità sarà sempre elevatissima. Chi si trova in situazione di soccorrere una persona affetta da attacco cardiaco deve pensare a salvare la persona, valutando come soccorso la propria manovra che, ovviamente, è ben distinta e distante dalla classica “palpata al seno”.