23 maggio 1992 – 23 maggio 2015. Per non dimenticare.

23 maggio 1992 – 23 maggio 2015.

Sono passati 23 anni da quel maledetto 23 maggio del 1992 quando avvenne uno dei peggiori attentati mai avvenuti in Italia.

Erano le 16,45 di quel tranquillo giorno di primavera quando il giudice Giovanni Falcone arriva all’aeroporto di Punta Raisi e, insieme alla moglie, viene prelevato insieme alla moglie dagli agenti di scorta per dirigersi a Palermo.

In quel momento inizia il triste viaggio sulla A29, autostrada che portava il giudice, la moglie e gli agenti alla destinazione prefissata.

Nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe successo circa un’ora dopo. Alle 17.58 esattamente.

L’autostrada, all’altezza dello svincolo per Capaci viene imbottita di oltre 500 kg di tritolo, comandato a distanza. E’ un attimo, un “uomo” aziona il comando e…… E’ la fine. La prima auto di scorta viene investita in pieno dalla deflagrazione e viene sparata a più di 10 metri di distanza in un campo. Le altre auto rimangono, disintegrate, su quel che resta dell’asfalto ed anche il grande giudice antimafia Giovanni Falcone viene investito dall’esplosione.

Morirà poco dopo, alle 19.05, all’ospedale civile di Palermo.

In questo vile attentato morirono in tutto 5 persone. Lui, la moglie e tre agenti della scorta. Ci furono anche 23 feriti.

Fu, insieme alla successiva morte di Paolo Borsellino, uno dei giorni più impressionanti, tristi ed indegni del nostro Paese.

Ma come dice una nota frase “Gli uomini passano, le idee restano”.

Ciao Giovanni. Ciao grand’uomo e grande magistrato.

Stragecapaci
Quel che resta delle auto del giudice e della scorta.

Inciviltà, solamente inciviltà

22 maggio 2015.

E’ di questi giorni (io l’ho appresa ieri) la notizia che a Torino, nella bellissima città di Torino direi, è successo un fatto che ha veramente dell’incredibile.

Oggetto, o meglio vittima del fattaccio il centro E.N.P.A. (Ente Nazionale Protezione Animali) con annesso ricovero ed ambulatorio veterinario che, a causa di esseri inqualificabili, è stato distrutto completamente, tanto da costringere i volontari che ne facevano uso per curare gli animali a chiuderlo e trasferirsi.

Il problema è che, nella stessa zona, è sorto un campo nomadi (non regolare) i cui occupanti rivendicano la “proprietà” di quei terreni e, di conseguenza, si son sentiti in diritto di distruggere tutto ciò che ostacolasse la propria permanenza.

Ora, condannando questo esecrabile atto che, a mio parere, nessuno deve sentirsi in diritto di giustificare, credo non sia il momento delle polemiche.

Solo è il tempo della solidarietà all’Enpa e che questa storia di soprusi e violenze che riguardano i più deboli finisca.

Senza colore politico, partitico, razziale o altro. Vediamo di fare solo in modo che chiunque commetta questo tipo di schifosi atti venga arrestato, processato, condannato e, qualora sia una persona non regolare sul territorio nazionale, espulsa.

Finiamola col buonismo ad ogni costo e facciamo funzionare la legge.

Riflessioni (Parte II)

Buonasera a tutti. Oggi, venerdì 15 maggio 2015 vorrei dare spazio ad una riflessione ulteriore, questa volta su un tema molto “spinoso” e di attualità: La ricerca di lavoro.

Oggigiorno in molti siamo (ci sono anche io in mezzo) inoccupati, chi senza esperienza lavorativa, chi con qualche esperienza di vario tipo, chi si è trovato senza lavoro magari dopo 10 anni o più di servizio nella stessa azienda. Tutti abbiamo un punto in comune. Stiamo cercando impiego.

Molti anni fa, ma neanche troppi, diciamo 10/15, trovare un impiego, temporaneo o a (come si dice in gergo) tempo indeterminato era piuttosto semplice, bastava andare presso una ditta più o meno conosciuta, portare un Curriculum scritto di proprio pugno o a “macchina” e si parlava con quello che ora è definito “Responsabile HR” e che una volta era semplicemente il datore di lavoro a cui si proponeva la propria candidatura. A quel punto, dato il colloquio e la “prima impressione” che si faceva al “capo”, si veniva assunti o meno.

Ora si è tutto complicato. Bisogna inviare il CV via mail o con i c.d. “form” sui siti internet del luogo di interesse per la propria candidatura, lasciare i propri dati nel sito web, molto spesso nella sezione “Lavora con noi” ed allegare il file in .pdf o word.

Si è perso quel fattore umano che prima era preponderante. Ora il fattore umano non conta più molto, forse conta solo nelle piccole attività di paese o nelle piccole aziende con pochi dipendenti.

Nelle aziende di grandi dimensioni, qualunque sia il settore, si è considerati per i “titoli”, per le esperienze lavorative fatte e per quanto bene si parli l’inglese o altre lingue (che, per carità, io ritengo fondamentali).

Ma siamo sicuri che poi, ciò che si legge nel CV corrisponda esattamente a “cosa siamo capaci a fare”? Sinceramente no.

Eppure è così, se hai 3 lauree, 2 masters, 500 esperienze di lavoro eccetera, trovi immediatamente un posto, altrimenti niente. Questo non credo sia giusto. E neanche utile.

Faccio un esempio personale. Io ho buone capacità comunicative, sia per via scritta che per via orale, posso dialogare tranquillamente in italiano, inglese o spagnolo senza risentirne od avere incertezze. Ho potuto testare molto spesso questa mia capacità. Tanto che, per l’inglese, nel test di autovalutazione europeo ho ottenuto un risultato che corrisponde a livello C2 (livello massimo di conoscenza). Per non parlare del PC, che utilizzo giornalmente per le più svariate attività e la cui conoscenza sto implementando ogni giorno di più, imparando ad utilizzare software di cui magari prima non conoscevo neanche l’esistenza. Ma non avendo esperienza lavorativa mi sto ritrovando con un pugno di mosche in mano.

Per carità, è giusto che si valutino le conoscenze della persona, ma credo che questo possa essere fatto in sede di colloquio immediato, senza dover attendere (e sperare) che venga letto un CV, che è decisamente impersonale e, se scritto maluccio, può portare alla bocciatura del candidato, nonostante sia un genio per certi versi.

Secondo me, passato questo momento di crisi che sta mettendo in ginocchio le imprese, bisognerebbe iniziare a “ri-umanizzare” il rapporto tra chi cerca lavoro e chi lo offre. Senza preclusioni. Il titolo vale, ma non è tutto.

Io mi sto laureando in Giurisprudenza, quindi sto acquisendo “titolo”, ma credetemi, a livello di manualità un ragazzino di 15 anni potrebbe per certi versi darmi dei punti. Come io, non ancora laureato, in altri frangenti potrei dare dei punti ad un mega titolato con onoreficenze e titoli vari.

Nella vita si può e si deve sempre migliorare, al di là del titolo che si ha. Che una persona sia Dott., Ing., Avv., Prof., Commendatore, Generale, Cavaliere o chissà quale altro titolo, o che sia un semplice diplomato o che abbia la terza media, non importa. Bisogna migliorarsi, bisogna trovare nuovi stimoli costantemente. E gli stimoli li dà il fattore umano, non li dà un foglio di carta che finisce negli archivi di un ufficio e che alla fine passa nel dimenticatoio.

Forse, se umanizzassimo di più situazioni come la ricerca di lavoro, si umanizzerebbero anche questioni più delicate, quali i rapporti personali.

La carta è carta, la persona è un mondo.

Saluti e buona serata a tutti.

Riflessioni.

Oggi, Domenica 10 maggio 2015. Vorrei dare spazio ad una piccola riflessione.

Come potete leggere nella mia biografia, sono un ragazzo di 29 anni, ancora piuttosto giovane e con voglia di divertirsi.

I miei genitori mi hanno cresciuto in modo sano, dato un’educazione completa e “furba” che non mi vergogno di mostrare al mondo.

Ma guardandomi intorno noto che non dev’essere una situazione così frequente. Noto ragazzi della mia età, ed anche più piccoli, che sono vuoti, non hanno valori, non hanno niente. E credetemi, quando non si hanno dei valori in cui credere, non si va da nessuna parte. Per lo meno non si va da nessuna parte “buona”.

Ed è per questo che si crea delinquenza, alcolismo e quanto di peggio ci possa essere.

La mancanza di valori porta ad una mancanza di moralità ed un’incapacità totale di disporre del proprio tempo in modo utile.

Non si parla di lavoro o simili, si parla anche del solo e semplice divertirsi. Ci sono ragazzi, adolescenti e non, il cui divertimento principale è bere. Io sinceramente se ho voglia di bere qualcosa in compagnia bevo UN cocktail, adoro la piña colada, ma so già che se ne bevessi più di uno in una sola sera mi sentirei decisamente male e di certo non riuscirei a divertirmi.

Eppure? I giovani di oggi purtroppo non si sanno più divertire, io stesso sento parlare ragazzi vantandosi di aver bevuto questo o quel miscuglio, tot birre, tot cocktail.

Per carità, non condanno nessuno, perchè ognuno è libero e deve senza dubbio aver la possibilità di fare ciò che vuole e si sente, ma a me questo non sembra divertimento.

Magari sbaglio io, ma credo di poter dire con orgoglio che per me una serata Divertente è una serata con un’ottima compagnia, una serata a ridere e scherzare con gli amici, cantare magari al karaoke, anche solo giocare ad una qualche console può essere divertente se fatto con le persone giuste.

Ieri sera ero nel locale dei miei. Ho avuto un po’ un momento no, ma grazie alla compagnia che mi era accanto mi sono divertito come un matto ridendo a crepapelle per ore ed ore e perdendo la voce avventurandomi in canzoni che al karaoke non avevo mai cantato.

Quello per me è divertimento. Il bere (troppo) per me non è divertimento. Poi se ci scappa il cocktail o la birra in più, oppure il digestivo in più, nessuno lo condanna. Io per primo a volte prendo un cocktail, magari un baileys o altro perchè ne ho voglia di berlo in compagnia.

Secondo me bisognerebbe ritrovare la voglia di divertirsi in modo sano, come era un tempo.

Chiamatemi retrogrado, chiamatemi “vintage”, chiamatemi “old style”. Ma questa è la mia idea e sono felice che sia così.

Buona serata.

D.I.

Come direbbe un PM…un atto dovuto.

Cari amici che seguite il mio blog, questa sera desidero scrivere un messaggio su una splendida amica, colei che mi ha dato l’idea della creazione di un blog. Veronica. Una persona che malgrado la distanza mi è sempre stata amica, mi ha aiutato in vari momenti quando ero in crisi, oppure teso per qualcosa.

La mia carissima amica, direttrice di thepress.it (vi consiglio di visitarlo) ha creato “un mostro”. Ha creato un blogger. Mai avrei pensato di aver un sito mio, ma la mia apertura del sito è dovuta a lei!

Fino a poco tempo fa mi dilettavo a scrivere per la stampa locale per il comitato di Croce Rossa di cui faccio parte, poi a lei viene un’idea: “Dani, perchè non collabori con me per il mio sito?” Così mi ha permesso di avere un mio spazio sul suo sito, sulla sua testata giornalistica.

Che dire, poche persone nella vita ti danno spunti, ma lei, come pochissimi son riusciti a fare, hanno tirato fuori una parte di me e l’hanno mostrata pubblicamente.

Insomma, se si è creato un mostro è grazie a te. Grazie Vero, sei una grande!!!

Scene di ordinaria follia.

Venerdì 1° Maggio 2015.

Un pomeriggio come tanti, un pomeriggio speciale per Milano e per l’intera Italia. Si inaugura l’Esposizione internazionale detta Expo 2015.

Tutto bene inizialmente, tutto sereno, un’ambientazione di festa e serenità.

Alle ore 15 circa inizia il corteo di contestatori detto No Expo. Un inizio con striscioni e slogan scanditi ad alta voce, ma tutto nella completa serenità, con le Forze dell’Ordine che si limitano, giustamente, a vedere che tutto si svolga nelle regole e secondo i percorsi stabiliti dalle informative chieste in Questura.

Dopo un po’, purtroppo come spesso capita, la manifestazione si tinge di “nero. Ecco che, puntuali come un orologio svizzero, i cori e gli striscioni vengono sostituiti da cappucci, sciarpe usate per coprirsi il volto ed evitare riconoscimenti. Il tutto condito da spranghe, bombe carta, petardi e bottiglie molotov.

E’ l’inizio di un pomeriggio di (tristemente) ordinaria follia. Come succede sempre, questo gruppo di ignoranti senza meta cominciano a distruggere auto, vetrine di negozi, assaltano una banca sfondandone le vetrate, il tutto perchè sono “contro il capitalismo”.

Questi esseri non hanno però capito che una macchina di marca “in” non fa capitalisti. Un negozio di alimentari non è simbolo di capitalismo. Una scarpa firmata non fa capitalismo.

Forse questi elementi non hanno neanche la più pallida idea di cosa significhi Capitalismo.

Eppure vedono un Mercedes e lo incendiano, vedono un’Audi e la sfasciano. Tutto perchè va contro le loro (quali?) idee.

Ed ecco che un tranquillo pomeriggio si trasforma “magicamente” in un pomeriggio di tensione, paura, distruzione e sangue. Polizia che, con grande difficoltà, e non senza feriti, riesce a fermare o identificare i più violenti. Stupidi distruttori che scappano dagli agenti ed abbandonano le giacche e le tenute nere per non farsi identificare.

Il bilancio parla di 5 arresti in flagranza di reato e più di 20 identificati.

E’ assurdo che, ogni volta, dobbiamo vedere queste scene. Ogni manifestazione diventa una guerriglia urbana. E tutto questo a chi giova? A nessuno.

A nessuno giova vedersi l’auto bruciata, a nessuno giova vedere il proprio negozio distrutto da 4 impediti cronici.

Ed inoltre, loro non sanno neanche perchè lo fanno. Hanno ideali? NO. Hanno idee? NO.

Hanno solo voglia di spaccare, distruggere e fare casino.

Auspicabile che in futuro ciò non avvenga più, ma questo difficilmente sarà realizzabile.

Assurda violenza.

Buon pomeriggio.

Oggi, giovedì 30 aprile. Ore 18.52.

Mentre leggevo un noto quotidiano sportivo per vedere le pagelle del campionato (io sono tifoso del Milan e mi piace, ogni tanto, guardare le partite di calcio) mi imbatto in un articolo riguardante i tristemente noti fatti accaduti prima, durante e dopo il derby di Torino. Quello tra Torino e Juventus. Scorrendo l’articolo, così come accaduto nei giorni scorsi, ho notato che si parla, tra le altre cose, del lancio di una bomba-carta esplosa poi nel settore dei tifosi “di casa” granata, che ha causato diversi feriti.

Il lancio secondo diversi filmati, è stato attribuito ai tifosi ospiti, ma non è ancora chiaro, tanto che la Magistratura sta tentando ancora di fare chiarezza.

Nel frattempo sono stati fermati alcuni dei responsabili della fitta sassaiola contro il pullman della Juventus. Tra loro sembra (non ho fonti ufficiali ma leggo sui giornali) esserci un minore. Assurdo.

Ora io mi chiedo, nella storia ci sono stati svariati episodi del genere, e purtroppo, continueranno ad esserci. Uno dei più gravi è stata la tragedia dell’Heysel, che causò diverse vittime. Fu una delle più grandi tragedie legate al calcio. Ma possibile che si debbano contare morti e/o feriti ad ogni partita di calcio? Inoltre, solo poche volte vengono condannate tout court le violenze dentro e fuori dagli stadi.

Ogni domenica agenti, stewards e personale di vario genere sono costretti a subire insulti, bestemmie, botte, lanci di oggetti ed a volte (come nel caso di un ispettore di Polizia) ci scappa il morto. Tutto per una partita di pallone.

Io mi chiedo perchè. Perchè ad ogni partita di pallone ci deve essere qualche stupido che incendia una macchina, che picchia un poliziotto, che lancia bombe carta, petardi ecc… Perchè.

Non si può fare come nelle altre Nazioni (come la Germania) dove i tifosi, salvo SPORADICI casi, guardano le partite allo stadio incitando i loro beniamini, tifando per i loro “colori”? Non si può tornare a creare le condizioni affinchè anche i più piccoli appassionati possano andare a tifare per la loro squadra, senza per questo rischiare la pelle ogni cavolo di volta??

Forse no.

Noi non siamo così civili. Non ci arrabbiamo per un’ingiustizia sociale, non ci arrabbiamo mai. Ma per un errore arbitrale si. Questo non va.

Un certo Tsipras in Grecia, per una partita di pallone finita in un macello totale, ha sospeso il campionato di calcio. Perchè non farlo anche da noi? Io, per quanto mi piaccia il calcio, sarei favorevole.

In conclusione, lo sport dovrebbe essere conciliazione, unione e spirito di aggregazione. Se ad ogni match ne facciamo una rissa, allora non chiamiamolo più SPORT.

Buona serata.

D.I.

Nepal. Scossa di Terremoto di 7.9 della scala Richter.

Un terribile terremoto ha colpito questa mattina il Nepal. La scossa è stata la più potente degli ultimi 81 anni con una magnitudo di 7.9 della Scala Richter. Per il momento fonti della polizia nepalese dicono ci siano 688 morti accertati ma il bilancio è, purtroppo, destinato a crescere. Alcune persone sono decedute anche in India, Tibet e Bangladesh, Stati dove la scossa è stata avvertita con effetti devastanti. Desidero esprimere la mia vicinanza al popolo nepalese ed alle famiglie di tutte le vittime. AGGIORNAMENTO: Sono purtroppo saliti ad oltre 2000 i morti del sisma che ieri ha colpito la zona del Nepal. Registrato nuovo sisma di magnitudo 6.7 nella stessa zona. Nuova valanga sul monte Everest. Ore 17.54 del 26 Aprile: Le vittime del devastante terremoto che ha colpito la zona tra Nepal, India e Bangladesh continuano ad aumentare. Purtroppo il numero è salito ad oltre 2500 ma molto lavoro è ancora da fare e si temono molte migliaia di vittime.

AGGIORNAMENTO DEL 27 APRILE. Continua la conta delle vittime di questo impressionante cataclisma che ha colpito la zona nepalese. Ormai sono oltre 4100 i morti accertati, 6500 i feriti. Alcune fonti temono che  i decessi possano essere oltre 6000. Tra i morti finora accertati figurano anche 4 nostri connazionali, 4 speleologi, due dei quali stavano facendo trekking sull’Everest.

Speriamo solo che si fermino al più presto i ritrovamenti di vittime.

28 APRILE: Siamo al terzo giorno dopo il potentissimo terremoto che ha devastato lo Stato del Nepal e Stati limitrofi (soprattutto India e Bangladesh). Purtroppo le vittime accertate sono salite ancora. Ora siamo tristemente arrivati a oltre 5000 morti.

Per fortuna anche due belle notizie.

E’ stato trovato, tra le macerie di un palazzo distrutto, un uomo ancora vivo, anche se non in condizioni ottimali.

Inoltre, non sono 40 come si pensava all’inizio, ma solo (si fa per dire) 10 i nostri connazionali di cui ancora non si hanno notizie. Si spera sarà possibile rintracciarli quanto prima.

Accadde oggi: 23 Aprile

Buongiorno!

Oggi è il 23 aprile.

Vediamo, in attesa di idee più sostanziose, cosa “accadde oggi”.

Numerosi sono gli eventi accaduti, nella storia, in questa giornata, partendo addirittura dal 215 a.C., data in cui venne eretto un tempio in onore a Venere sulla somma del Campidoglio a Roma, a ricordo della sconfitta della Repubblica Romana sul lago Trasimeno.

1661, diventa Re d’Inghilterra, Scozia e Irlanda Carlo II, incoronato nell’abbazia di Westminster

Più recentemente, nell’ambito della Prima Guerra mondiale, il Guatemala (1918) dichiara guerra alla Germania.

Elvis Presley tiene la sua prima apparizione in scena, a Las Vegas, Nevada (1956) ed in Italia, nello stesso anno, si apre la seduta inaugurale della Corte Costituzionale Italiana

Nel 2001 l’Intel commercializza il processore Pentium 4.

Nel 2005 nasce il più grande motore di ricerca di video, diventato in pochi anni uno dei siti web più conosciuti ed utilizzati del mondo; YOUTUBE.

Tra i nati oggi, nel 1928, la famosissima Shirley Temple, attrice ed ex bambina prodigio scomparsa nel 2014

Per gli amanti dello sport e della fisicità, nel 1977 nasce negli Stati Uniti il mitico rapper e wrestler John Cena, celebre per la sua mossa “You can see me”.

Buona giornata e…..Alla prossima!

D.I.

Buon sabato!!

Auguro a tutti un buon sabato, pieno di gioia, serenità e divertimento!!

Buon lavoro a chi è impegnato a lavorare e buona giornata a tutti!!

Tra poco sarò impegnato anche io in una delle mie attività preferite. Il volontariato in Croce Rossa!!

4 Ore di centralino full-immersion che mi gratificano e mi fanno sentire utile agli altri.

Si spera solo che siano poche le persone che, oggi come negli altri giorni, avranno bisogno di noi per emergenze.

Speriamo più di fare servizi di altro genere, magari normale trasporto, informazioni, prenotazioni….Cose così.

Sì, perchè la C.R. non è solo emergenza.

La C.r.i. è molto di più. E’ unità d’intenti, è condivisione di esperienze, è molto più che una semplice “ambulanza”.

La C.r.i. è vita, la C.r.i. è un’associazione che sa più di famiglia, in cui tutti siamo uniti, siamo utili ed indispensabili.

Molti pensano alla C.R.I. come “un’ambulanza, qualcuno sta male”. E’ vero solo in parte. Non è solo quello, è dare una mano a chi non può recarsi a visite in O.C. con i propri mezzi a causa di disabilità gravi, è aiutare la “vecchina” ad attraversare la strada perchè ha paura (io personalmente l’ho fatto più di una volta, fuori servizio oppure mentre stavo per entrare in sede.). A volte non viene voglia di uscire di casa per fare volontariato.

Ma poi entri in quella sede, ti arriva una telefonata od una persona in centralino ringraziandoti solo per qualche parola e bom. La voglia di fare è a mille e ti senti gratificato solo per quel “Grazie”. Sì, perchè ricordate. I soldi fanno economia, ma un “Grazie” è speciale più di tutti i soldi del mondo messi assieme. Ed io, per quel ringraziamento così speciale, supero la mia voglia di stare a casa in pigiama e mi metto al servizio di chi ha bisogno. Senza se e senza ma.

Buona Giornata a tutti!!

D.I.

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