Anna. Storia di un’infermiera di Daniel Incandela

“Ciao,
vi voglio raccontare una storia.

Il mio nome è Anna e sono una donna di 28 anni. Non ho figli né marito, ma una sola grande passione: il mio lavoro.

Già. Sono un’infermiera. Una di quelle donne che ha sposato il camice anziché un uomo.

Qualche mese fa, come ogni giorno, mi stavo alzando dal letto, consapevole di andare a fare ciò che amo e che mai cambierei nella vita: aiutare gli altri.

Ma quello non è un giorno come gli altri, proprio no. Mi chiamano dall’ospedale: “Anna, puoi venire prima oggi? Siamo nella merda!”

La voce allarmata è della caposala del pronto soccorso, una di quelle persone di una calma indescrivibile. “Per essere spaventata lei dev’essere successo un casino!” penso io.

Mi vesto in fretta e furia ed esco senza neanche truccarmi. Un paio di minuti e vedrò qual è il motivo di tanta fretta.

Arrivata all’ospedale mi trovo davanti una scena apocalittica: pronto soccorso pieno, gente sulle barelle, sulle sedie delle ambulanze, il cosiddetto “acquario” stracolmo di persone.

Ad un tratto sento la parola tanto temuta: Covid-19.

Penso: “Cazzo, è arrivato anche qui. Non è possibile!!”. Di lì a poco è il dramma, arriva un paziente in ambulanza “Presto, presto, è instabile! Subito in rianimazione!!!!” e poi un altro, ed un altro ancora.

Cercando di mantenere la calma mi metto a valutare il da farsi. Le persone in “pronto” hanno tutti lo stesso problema: insufficienza respiratoria.

Non mi perdo d’animo e comincio a seguire le istruzioni datemi dai medici e dalle colleghe più esperte. Incredibilmente non mi perdo neanche un minuto d’animo fino a che…

“Anna, Anna. Chiedono di te in acquario. Vai!!” mi urla la caposala.

Corro in acquario, pensando ad un’ulteriore emergenza. Continuo a dirmi “Cazzo, non ce la faccio, mi sento svenire…” e mi spunta lei: una vecchina che ho seguito fin dal primo giorno del suo precedente ricovero.

Mi fa: “Anna, amore bello – lei mi chiamava così – ho chiesto di te per salutarti. Sai, ho un problema pesante per la mia età e ho tanta paura di non farcela”

“Signora” le dico con le lacrime agli occhi “Non dica cavolate. Lei è una donna di una forza pazzesca. Ce la farà e, vedrà, festeggeremo insieme!”

Lei, in barba ad ogni disposizione e prima che io potessi dirle di no (ma poi, no cosa?) mi prende la mano e mi accarezza col suo viso. E’ un attimo e scoppio a piangere.

Dopo qualche minuto mi riprendo e, seppur a malincuore, saluto la signora, promettendole però che le sarei stata sempre accanto e che l’avrei aiutata, in qualsiasi modo.

Pur nell’emergenza, trovo il coraggio di chiamare uno dei nostri migliori pneumologi, un luminare che però sa essere sempre umano in ogni situazione. Tra un paziente e l’altro lo accompagno dall’anziana signora e glielo presento. L’arzilla vecchietta esclama in milanese: “E questo bel giovinotto chi sarebbe??” Lui sorride e si presenta. E’ colui che le salverà la vita, la salverà da quel brutto mostro chiamato Coronavirus che, ormai, ha infettato ogni angolo di quel pronto soccorso.

Il dottore visita immediatamente la signora e nell’orecchio mi fa: “Anna, tu vai tranquilla. La signora se la caverà. Ci sono io con lei.”

Mi sento meglio e corro nuovamente dagli altri pazienti, alcuni dei quali erano peggiorati. “Presto Anna!! Serve una mano qui!” Intuba uno, casco di ventilazione all’altro…non si capisce più niente!!

Ho un vuoto totale. Troppa tensione, paura, scoramento. Non so che pensare e, dopo 9 ore di battaglia – di cui non mi ero nemmeno accorta – mi dicono di andare a casa. D’altronde era dura, soprattutto psicologicamente.

Torno nello spogliatoio adibito alla rimozione degli indumenti infetti. Dopo aver completato la procedura mi trovo fuori da quel pandemonio, ma la testa è ancora lì.

I giorni passano, l’ansia cresce e l’angoscia è sempre più forte, ma non si molla. Siamo sanitari, abbiamo giurato di prenderci cura del prossimo e noi lo facciamo fino all’ultimo!

Dopo qualche tempo, quando ormai l’emergenza, almeno da noi, si era tramutata in calma mi reco al lavoro e, finita l’era del distanziamento sociale – una delle misure più dure per una persona affettuosa come me – chiedo al pneumologo che ha seguito la signora com’era poi andata con lei.

Lui mi guarda abbozzando un sorriso e mi fa: “Tieni” porgendomi il telefono.

“Pronto?”

La voce è inconfondibile e sentirla mi fa piangere subito. Era lei.

“Signora!!!! Sono Anna, l’infermiera!! Come sta??”

“Annaaaaaaaa!!!! Che piacere!! Pensa, volevo chiamarti ma non sapevo il tuo numero e chiamare in ospedale, in quel luogo dove ti fai il mazzo per tutti noi, mi dispiaceva!”

Dopo una lunga chiacchierata mi invita a casa sua ed accetto volentieri. Mi chiede, però, di estendere l’invito anche al Dottor Grossi, colui che l’ha salvata.

Quando ci presentiamo da lei, una sera, troviamo tutto spento e buio intorno. Nessun’auto, nessuna voce. Nulla.

Io e Grossi ci guardiamo in faccia e gli dico “Doc…non è che abbiamo sbagliato o è successo qualcosa?”

In quel momento una voce ci dice di entrare nel cortile buio e……. SORPRESA!!!!! L’allegra anziana non solo aveva invitato noi, ma aveva voluto fare una mega festa in nostro onore, con tutto il paese, compreso il sindaco.

Un cartello mi ha sorpresa: “Ai nostri Angeli in terra, un GRAZIE. Vi amiamo!”

I miei occhi si riempiono di lacrime, stavolta di gioia. Grossi, che fino ad allora era un tipo poco sorridente ed emotivo, ha gli occhi lucidi e mi dice: “Anna, vai. E’ per te” “No Doc. E’ per me, per te e per tutti noi. Per me è come essere rinata oggi.”

Da quel giorno non ho più visto la signora, ma il suo calore, il suo sorriso e la sua dolcezza sono stati i regali più belli di quel brutto periodo e mi ricordano quanto, nel proprio piccolo, si possa essere importanti per qualcuno.”

Coronavirus: il metodo Veneto.

Nel marasma mondiale causato dalla pandemia da Sars-Cov2, una regione si è contraddistinta per aver anticipato la pandemia: il Veneto.

La Regione capitanata da Zaia, uno dei primi focolai del contagio, ha anticipato tutti nella gestione, persino il Governo che, a suo dire, ha sbagliato nel seguire le direttive del comitato tecnico scientifico, causando il disastro di cui tutti, ormai, siamo consci.

Il Veneto, che ha avuto una moltitudine di contagi nella zona di Vo’ Euganeo e zone limitrofe, ha deciso da subito una linea totalmente diversa, persino contrapposta a quella delle altre regioni italiane: test di massa per tutti i residenti nella Regione, con isolamento immediato di tutti i “positivi”, specie gli asintomatici.

Così facendo, solo nelle vicinanze di Vo’ si sono registrati 66 positivi asintomatici, subito isolati, che, se avessero continuato la loro vita sociale fino alla comparsa dei sintomi, avrebbero potuto contagiare migliaia di altre persone creando i presupposti per l’espansione anche nella regione della pandemia.

La grande intuizione di partire con test di massa è stata del Professor Crisanti, ordinario di virologia all’Università di Padova, che per primo ha pensato che, forse, sarebbe stato meglio aver chiaro fin da subito il numero dei contagiati, così da prevenire un eventuale contagio da maxi-emergenza.

L’idea, contrariamente a quanto dichiarato dai “tecnici” nazionali, si rivela vincente: il contagio di massa viene contenuto in meno di un mese, pur con qualche difficoltà, ma permette al Veneto di passare alla storia (come successo per la Corea) come la prima zona italiana in cui si potrà parlare di “contagio zero”.

A dare una mano ai tamponi a tappeto un macchinario innovativo che ha permesso di processare fino a 9.000 test al giorno, permettendo di arrivare in soli 15 minuti al risultato, anziché 2 ore come i macchinari tradizionali.

Purtroppo, però, la grande intuizione ha solo limitato i danni da Covid che, però, sono risultati in 16738 contagi e più di 1000 morti, ma sicuramente, senza la prevenzione fatta dal Governatore Zaia e dal Professor Crisanti, il risultato sarebbe stato peggiore.

Coronavirus, Italia: prolungate chiusure.

Prolungate – come da pronostico – le norme restrittive decise dal Presidente del Consiglio Conte, che dichiara che è ancora presto per passare alla fase 2, visto che ci sono ancora mediamente 4000 casi in più al giorno e oltre 500 morti giornalieri.

Il nuovo DPCM prevede la chiusura di tutte le attività ed il mantenimento del divieto di spostamenti fino al 3 maggio, con delle differenze rispetto al precedente decreto: potranno infatti aprire librerie, cartolerie, aziende silvicoltrici e negozi di prodotti per neonati.

Il Premier, in un lungo monologo, ha poi smentito l’approvazione del piano d’utilizzo del MES (fondo salva-Stati) per l’emergenza Covid, accusando l’opposizione (che pure aveva votato contro l’approvazione del MES stesso nel 2012) di diffondere fake news solo per screditare il suo operato.

Conte ha, poi, aggiunto che ogni ipotesi è sul tavolo delle trattative dell’Unione Europea e che, dal 3 maggio, se i dati si confermeranno in discesa come in questi giorni, si potrà procedere ad alcune, piccole, aperture di attività.

Si ricorda che, anche per i giorni di Pasqua e Pasquetta, valgono sempre le normative riguardanti: divieto di spostamento, se non per necessità lavorative, sanitarie o per gravi motivi, divieto di spostarsi nelle seconde case di villeggiatura, anche se interne al comune di residenza e sono previste chiusure, in alcune Regioni, per le attività commerciali della grande distribuzione dalle 13 di domenica alle 24.00 di lunedì.

 

Coronavirus, Italia: prorogate limitazioni.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto una conferenza stampa questa sera, in cui ha ufficializzato la proroga (già anticipata dal ministro Speranza) delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19.

Si continuerà, quindi, con le restrizioni negli spostamenti tra comuni ed infracomunali e con i divieti di assembramento così come previsti dal D.C.P.M. 21 marzo 2020.

La nuova misura, confermativa della precedente, resterà in vigore almeno fino al 13 aprile, data in cui si deciderà, afferma Conte, se proseguire la fase 1 (di contenimento stretto, nda) oppure passare alla fase 2, in cui si comincerà ad alleggerire la pressione sui cittadini e sulle attività.

Tutto dipenderà, spiega Conte, da come sarà il dato dei contagi giornalieri e dei decessi.

Nella diretta, il premier, ha poi definito cosa s’intende per fase 1, 2 e 3.

La fase 1, l’attuale, è quella in cui un governo deve arginare l’epidemia, cercando di limitare più possibile i contagi, con misure restrittive e chiusure di attività.

La fase 2, invece, è quella di “convivenza col virus”. In questa fase le misure restrittive sono un po’ meno rigide e si riprende parzialmente la “socializzazione” della popolazione. Di solito questa fase avviene quando il rapporto sui nuovi contagi rispetto ai guariti è decisamente e costantemente inferiore ad 1.

La fase 3, poi, è di fine quarantena, dove tutte le misure vengono revocate e, finalmente, si può tornare alla vita normale.

 

Covid-19: contagi in rallentamento.

Una buona notizia nell’aggiornamento odierno della Protezione Civile.

I contagi hanno, finalmente, rallentato attestandosi a +1.648 rispetto a ieri (il giorno precedente erano stati quasi 4.000). Aumentano, invece, le persone dichiarate guarite, registrando un +1.590. E’ il dato più alto dall’esplosione della pandemia in Italia.

Rimane, purtroppo, alto il numero di vittime che quest’oggi è di 812.

Per il capo della Protezione Civile Borrelli, però, si tratta della dimostrazione che le misure varate dal governo Conte stanno sortendo un buon effetto, anche se ancora troppe sono le persone che non stanno rispettando le norme relative alla pandemia.

Borrelli, infatti, ha dichiarato che ci sono ancora troppe persone denunciate per inosservanza degli obblighi di quarantena e dei divieti di assembramento, cosa che potrebbe portare a nuovi contagi e, di conseguenza, nuove strette da parte del Governo.

Gli fa eco il Presidente del Consiglio Superiore della Salute che, implicitamente, fa capire che le restrizioni per i movimenti e le attività economiche continueranno anche dopo il 3 Aprile.

Italia-Albania: storia di un’amicizia.

Son passati pochi mesi da quando, il 26 novembre 2019, un violentissimo terremoto distrusse buona parte dell’Albania, specialmente la zona di Durazzo.

In quel frangente, il popolo italiano non stette a guardare e mando numerosi soccorritori e vigili del fuoco per aiutare la popolazione albanese ad uscire dalla drammatica situazione, segno tangibile dell’amicizia e rispetto che da sempre regna tra le due Nazioni.

Oggi, questo gesto nobile è stato ricambiato.

Il premier albanese Edi Rama, vedendo l’Italia in difficoltà per le questioni legate al Covid-19, ha inviato un team di 30 medici in soccorso, per riconoscenza verso il nostro Paese.

“Laggiù è casa nostra” dice Rama con estrema semplicità. “Noi non abbandoniamo l’amico in difficoltà”.

Elogio da tutte le forze politiche per questo gesto che, c’è da scommetterci, rimarrà negli anni un segno tangibile del forte legame che esiste tra il popolo italiano e quello albanese.

Faleminderit Shqiperi! Grazie Albania!

Coronavirus: casi e decessi in crescita.

Salgono ancora i casi di Covid-19 in Italia e nel mondo.

Il commissario straordinario per l’emergenza Arcuri ha fornito i nuovi dati italiani che parlano di un numero di decessi in crescita. Solo oggi 969 decessi a causa del virus.

Non va meglio per i contagi, saliti di oltre 4000 unità.

Nel resto d’Europa bilancio tragico con la Spagna arrivata a 56.000 contagiati e 5.000 morti. Prorogate le misure restrittive proprio dal governo iberico e da quello francese che hanno deciso di mantenere i divieti fino al 15 aprile prossimo.

Alle 18 il Papa ha pregato affinché questa pandemia possa finire al più presto.

 

Autocertificazione: cambia ancora.

E’ online il nuovo (quarto) modello di autocertificazione per gli spostamenti.

A darne notizia in data odierna il capo della Polizia Gabrielli che spiega come la modifica fosse necessaria per ottemperare alle richieste di numerosi cittadini e adeguarsi all’ultimo (finora) decreto del Governo in tema di spostamenti di mezzi e persone.

Il modello allarga, in un certo senso, le possibilità di spostamento, integrandole con motivazioni prima escluse o di natura potenzialmente ambigua, quali l’attività assistenziale fornita da privato a persone in grave stato di necessità, ottemperanza di obblighi in materia di affidamento di minori ecc…

Il prefetto Gabrielli, comunque, chiede ai cittadini di essere limitati nei propri viaggi ed agli agenti di essere severi con i “furbetti”, mettendosi però nei panni dei cittadini, senza precluderli da attività veramente importanti, legalmente o moralmente.

Coronavirus: stop a tutti gli spostamenti.

Nuova ordinanza congiunta da parte del Ministro dell’Interno Lamorgese e del Ministro della Salute Speranza.

Da oggi sono vietati in maniera assoluta tutti gli spostamenti al di fuori del Comune di residenza, fatta eccezione per gli spostamenti dettati da:

  • Comprovate esigenze lavorative
  •  Assoluta necessità
  •  Motivi sanitari urgenti

L’ordinanza ministeriale, che entra in vigore immediatamente, sarà in vigore fino all’emissione di nuovo decreto da parte del Presidente del Consiglio.

Questo nuovo provvedimento va ad integrare quello emesso ieri sera, in cui si stringevano ancora le categorie di attività produttive operative e s’imponeva lo stop alle attività fuori casa, se non nell’arco di 200 metri dall’abitazione.

Coronavirus, Italia: nuova ordinanza del Governo.

Nuova stretta del Governo per arginare i contagi da Covid-19.

L’esecutivo, in data odierna, ha emesso una nuova ordinanza in cui vieta ogni attività sportiva e ludica all’aperto, se non in prossimità della propria abitazione e, di fatto, chiude le attività di somministrazione alimenti e bevande poste all’interno delle stazioni ferroviarie e nelle stazioni di rifornimento carburante.

La nuova decisione è stata dettata dal nuovo aumento di contagi e vittime da Coronavirus all’interno dei nostri confini.

La succitata ordinanza avrà carattere temporaneo e sarà valida dal 21 marzo al 25 marzo.