A21: L’inferno in autostrada.

Tragedia oggi sull’autostrada A21, all’altezza del casello Brescia Sud.

Tre mezzi, un camion-cisterna, un’auto ed un altro mezzo pesante si sono violentemente tamponati.

Purtroppo la cisterna ha subito preso fuoco, forse per la forza dell’impatto, sprigionando fiamme alte metri.
Gli occupanti dell’automobile coinvolta, probabilmente di targa francese, ma su questo non c’è conferma, erano 3 adulti e 2 bambini che sono rimasti incastrati nell’auto in fiamme, e sono deceduti nel rogo.

Morto anche il conducente della cisterna.

Le fiamme sono state domate dai vigili del fuoco solo molte ore dopo e solo allo spegnimento si è potuta vedere l’immane tragedia.

Al momento del presente articolo, l’autostrada è ancora chiusa in quel tratto per permettere ai tecnici di valutare le condizioni della strada ed alla polizia stradale di accertare la dinamica dell’incidente, causato forse da un improvviso rallentamento per uno scontro, molto meno grave, precedente.

Roma: muore il giudice Ferdinando Imposimato

È morto stamani al Policlinico Gemelli di Roma il giudice Ferdinando Imposimato. Nato a Maddaloni (Caserta) nel 1936, è stato uno dei più grandi giudici antimafia. 

Fu giudice istruttore del processo per gli omicidi di Aldo Moro e dei giudici Palma e Tartaglione.

Addio 2017. Benvenuto 2018!

Il 2017 è stato un anno duro. 

Auguro a tutti voi un buon anno nuovo, soprattutto a chi, come i terremotati di Accumuli e zone limitrofe, non potrà festeggiarlo nella propria casa.

Ed auguri a tutti coloro che non hanno la fortuna di far festa. Ed a chi li aiuta.

Buon 2018.

No ai botti di Capodanno.

E’ tradizione, ormai pluriennale, far scoppiare petardi durante l’ultima notte dell’anno.

Voi direte: “Che male c’è?”.

Nessun male, a parte questi dati:

– 2010: durante la notte di San Silvestro si verifica il ferimento di circa 500 persone, di cui circa 44 con prognosi superiore a 40 giorni.

– 2011: nella stessa nottata un morto ed oltre 400 feriti causati da botti e vere e proprie bombe

– 2012: due morti ed oltre 590 feriti

– 2013: due morti e 361 feriti

– 2014: 361 feriti

– 2015: 253 feriti di cui un bimbo di 10 anni che ha perso un occhio

– 2016: 190 feriti, per fortuna nessun morto

– 2017: 184 feriti

E quest’anno? Quanti altri dovrà curarne il sistema sanitario nazionale per via di una stupida tradizione? E quanti animali moriranno o si smarriranno per questa cavolata?

Usate il cervello, non i botti!

30 Dicembre: Argentina in lutto.

Era il 30 Dicembre 2004 quando, a Buenos Aires, si consuma un’immane tragedia: la nota discoteca Republica Cromañon prende fuoco.

Poco prima del concerto della band rock Callejeros, molto nota ed apprezzata nel Paese, un ragazzo lancia, nel locale, un petardo. E’ un attimo. Dopo la deflagrazione un telone prende fuoco, e poi un altro. E via via tutto il locale si incendia.

In pochi attimi scoppia un incendio di enormi proporzioni che spezzerà la vita di 194 persone e provocherà il ferimento di circa altre 700.

Si tratta, per l’Argentina, della seconda tragedia non naturale per numero di vittime, preceduta solo dal bombardamento di Buenos Aires nel 1955, che causò 300 vittime.

Questa immane tragedia, oltre a provocare ripercussioni fisiche e psicologiche su presenti e famiglie, provocò anche “danni” a livello politico, dove il capo di Governo Ibarra venne, al termine di un processo, destituito e sostituito dal suo vice Telerman ed a livello anche culturale. Infatti, questo episodio fece scattare negli argentini una presa di coscienza per quanto riguarda la sicurezza dei locali e dei luoghi di grande richiamo, così che gli standard vennero aggiornati e molti locali non a norma chiusero e si trasferirono in aree meno controllate e con standard più bassi.

Purtroppo, però, questo non basta per riportare in vita i 194 personaggi vittime di questo nefasto evento, ma sicuramente ha prevenuto altre tragedie simili.

Santo Stefano: il primo Martire

La storia che vi voglio raccontare questa sera è la storia di un uomo, l’uomo per cui festeggiamo la ricorrenza del 26 dicembre.

Si chiamava Stefano, un uomo di grande bontà d’animo di cui però si ignorano le origini. Alcune fonti dicono che fosse un ebreo, altre dicono fosse di origine greca.
Ma tutti sono concordi nel dire che fu tra i primi a convertirsi nella grande diaspora, agli albori del cristianesimo.
Per la sua bontà e genuinità d’animo era molto ben considerato nella prima comunità cristiana di Gerusalemme.

Divenne importante perché, proprio per il suo attaccamento al cristianesimo pagò con la vita. Viene definito infatti il Protomartire, il primo ad aver pagato con la propria vita la passione con cui professava la religione cristiana.

Il motivo per cui lo si festeggia il 26 dicembre è il fatto che fu posto tra i Comites Christi, cioè i martiri più vicini alla nascita di Gesù, per data e per importanza.

A ricordare la sua morte, il colore Rosso è quello che identifica questo giorno, rosso come la veste liturgica che portava nella Santa Messa e rosso come il modo in cui viene raffigurato in tutte le icone.

Auguri.

Poche righe per augurare a tutti voi che seguite il blog un felicissimo Natale che possa portare gioia e serenità nei vostri cuori e nell’animo dei vostri cari.

Auguri di cuore.

Daniel

Rapido 904: shock sui binari

Era il 23 dicembre 1984.

Il treno Rapido n. 904 stava viaggiando sulla tratta Milano-Napoli.

Sembrava un viaggio come tanti, un tranquillo viaggio in treno tra le due città. Ma non fu così.

Alle 19,08 di quel tragico giorno, mentre il treno si trovava nella Grande Galleria dell’Appennino, una mano assassina aziona una delle più potenti bombe mai poste in Italia.
E’ un attimo. Un botto assordante, in un attimo, spegne le vite di 17 persone, provocando danni ingenti e molti, moltissimi feriti.

Verrà poi rilevato che nella nona carrozza, in una griglia bagagli, era stato piazzato un ordigno esplosivo comandato a distanza.

Nel 1985 vennero arrestati due personaggi, per altri reati, tra cui il tristemente noto mafioso Pippo Calò.

L’11 maggio dello stesso anno venne identificato il covo dei due arrestati e la sorpresa negli agenti fu enorme. Trovarono, all’interno del covo stesso, molto materiale che pareva riconducibile alla strage del Rapido.
Una successiva perizia sull’esplosivo ritrovato confermò la compatibilità tra esso e quello che era stato causa dell’esplosione della carrozza.

L’anno successivo i due vennero imputati formalmente della strage e, in primo grado, furono condannati all’ergastolo per strage.

Il processo di secondo grado vide la conferma dei due ergastoli ma, a sorpresa, venne ridotta la pena del tedesco Schaudinn – legato alla strage per il reato di banda armata, in quanto “fornitore” dei meccanismi a distanza per attivare la detonazione, non più 28 anni ma 22, in ragione della derubricazione del reato di banda armata.
Assolti invece gli altri 3 imputati nel processo.

Si arrivò in cassazione, dove il processo venne revisionato con rinvio alla Corte d’Assise d’appello che ridusse tutte le condanne, fermo restando i due ergastoli.

Due degli imputati, poi ritrovati morti sull’A1 per mano di un agguato camorrista, furono scagionati dall’accusa di strage.

Nel 2011, fu emessa anche un’ordinanza di custodia cautelare per Totò Riina, considerato il mandante della strage, ma nel 2015 venne assolto per mancanza di prove.

19 Dicembre 2016: morte a Berlino.

Berlino.

Nella piazza chiamata Breitscheidplatz si sta svolgendo il tradizionale mercatino di Natale.

Era il 19 dicembre 2016. Una sera tranquilla come tante, in cui i tedeschi stanno girando per la piazza e le strade limitrofe, in cerca di regali last minute per i propri cari o solo e semplicemente stanno curiosando, affascinati, tra gli stand natalizi.

Tutta quest’atmosfera di colpo viene interrotta. Scene di urla, pianti, disperazione si sostituiscono alle scene di festa e di dolcezza.

Sì, perché l’ennesimo bastardo senza gloria piomba a tutta velocità sulla gente con un tir.

Uno di quegli esseri che vengono definiti terroristi. Uno di quegli elementi classificabili come scarto dell’umanità. Balordi senza senno e senza personalità.

Questo disgraziato si mette alla guida di un tir e falcia più persone possibili.
Tra le scene di incredulità e di paura, si contano tante vittime. Precisamente vengono falciate a morte 12 persone mentre altre 48 rimangono ferite.

Per fortuna l’autore di questa mattanza è stato arrestato, ma purtroppo è solo uno dei tanti esseri che compiono stragi in nome di una guerra senza patria, convinti che tali azioni li portino al Paradiso.

La verità è che loro non avranno paradiso, non avranno gloria né onori, ma solo mangeranno la polvere sotto due metri di terra, per l’eternità. E chissà che non debbano aspettare di essere in una bara per mangiarla.

Natale: una vita è per sempre

Si avvicina Natale e con esso si avvicinano i regali.

Tra i regali più gettonati sono presenti gli animali d’affezione. Cani, gatti, passerotti, criceti, furetti. Una moltitudine di “vite” regalate con molta semplicità, quasi scioccamente.

Probabilmente chi regala un animale lo fa col cuore, pensando di far piacere all’altra persona. Ma ne siamo così sicuri?

Capita spesso che i neo-padroncini, spesso famiglie con bambini, non abbiano piacere ad avere degli amici a quattro zampe per casa o in giardino. E’ così che da un semplice regalo scaturisce una sofferenza.

Perché l’animale non è un oggetto, non è una “cosa”. L’animale è una vita. Un essere senziente con propria anima – spesso migliore della nostra – e con propri sentimenti e, se trattato senza il dovuto rispetto, soffre.

E queste sofferenze si ripercuotono sull’umore e gli atteggiamenti dell’animale, che può risultare persino inappetente o giù di morale. Ed in alcuni casi aggressivo.

Avete mai sentito di animali a cui, di colpo, saltano i nervi, aggredendo i padroni, grandi o piccoli che siano? Ecco, nella maggior parte dei casi si tratta di animali oppressi, maltrattati o lasciati in condizioni assurde.

Per non parlare delle persone che, oltre a trattare male la propria bestiola, l’abbandona in ragione – quale?? – di una vacanza estiva o di un weekend fuori porta.

Pensate, solo nei giorni che vanno dal 30 maggio 2016 al 2 giugno dello stesso anno, la sola L.A.V. ha avuto segnalazioni di 361 cani abbandonati. IN TRE GIORNI!

Moltiplicate questo numero per 365 giorni e scoprirete che più di 100mila animali all’anno vengono lasciati in strada, nei boschi, in posti sperduti dimenticati dal Signore. I più fortunati vengono adottati o accuditi, ma la maggior parte restano uccisi in incidenti con mezzi di trasporto, vengono maltrattati, picchiati, devastati fisicamente o psicologicamente.

Detto questo, se volete fare un regalo, a Natale, regalate il vostro cuore, il vostro amore e, se regalerete una bestiolina, siate coscienti del fatto che gli altri abbiano piacere del vostro regalo.

Solo in questo modo, darete amore e non morte.