Paralimpiadi: 58 medaglie vinte. Ma quanto vale una medaglia paralimpica?

Si stanno per concludere le Paralimpiadi di Tokyo e l’Italia ha stracciato ogni record vincendo, ad oggi 2 settembre, 58 medaglie.

Ma quanto vale una medaglia paralimpica? Poco, molto poco.

Per esempio, un atleta che vince l’oro paralimpico guadagna “solo” 75mila euro, meno della metà di un atleta olimpico.

Insomma, le medaglie degli atleti disabili sono di serie B rispetto ai colleghi “normodotati”. Eppure, gli olimpici si son fermati a 40 medaglie, i paralimpici sono già a 58. Come mai questa disparità? Se vogliamo la parità tra disabili e normodotati, allora dobbiamo anche trattare i disabili uguali agli “abili”. Chissà se un giorno avverrà tutto ciò.

Formula Uno: a Spa va in scena….. la farsa!

Doveva essere un pomeriggio di grande automobilismo sul famosissimo circuito belga di Spa, con Verstappen in pole position e l’impresa titanica di Russell che, a bordo di una Williams non certo formidabile, centra il secondo posto in griglia, davanti al pluricampione Lewis Hamilton, leader del mondiale (8 punti su Verstappen).

Ma gli entusiasmi vengono subito smorzati quando, a forza di rinvii da parte di Michael Masi, si giunge alla totale rassegnazione, con i piloti che, ancora alle 18 (tre ore dopo il previsto avvio di gara) non sapevano se avrebbero iniziato la corsa oppure no.

Alle ore 18,17, però, ecco che il direttore di gara dà il via libera ed i piloti escono dalla pit lane (ormai mezzi appisolati e sconsolati) ma….dietro la safety car guidata da Bernd Maylander, vero eroe di giornata e, sicuramente, il pilota che ha effettuato più giri.

Si parte davvero? NO!

Dopo 3 giri dietro Maylander, la direzione corsa decide definitivamente che la gara non si fa ed espone la bandiera rossa, assegnando la metà dei punti previsti e, di fatto, regalando a Verstappen una vittoria facile facile, dettata dal miglior tempo in qualifica sabato.

Polemiche a non finire tra Masi e piloti, con questi ultimi che hanno commentato in modo acido l’accaduto, dichiarando apertamente che così si uccide la reputazione della Formula Uno.

Unica persona felice come una Pasqua Russell (Williams) che ottiene così un secondo posto che, alla vigilia del gran premio, sarebbe stato impensabile

Paralimpiadi Tokyo: Bebe Vio colpisce ancora!

Storica Bebe Vio!

La fiorettista classe 1997 replica il successo del 2016 e vince il suo secondo titolo paralimpico consecutivo.

Formidabile impresa già nei quarti di finale dove disintegra l’avversaria Khetsuriani 15-6.

In semifinale parte a bomba e, dopo pochi minuti, distrugge anche la Vasileva 15-4 volando in finale contro la Zhou.

Incredibile il fatto è che già nel 2016 si erano incontrate in finale e vi è stato lo stesso epilogo.

Lacrime a dirotto dopo la vittoria, spiegate poi dalla stessa atleta che racconta il dramma: “Ad aprile mi hanno dovuta operare e in ospedale ho contratto un’infezione da stafilococco.

La prima diagnosi parlava di amputazione dell’arto sinistro, che avrebbe significato la fine della carriera” – spiega – “ma per fortuna sulla mia strada ho incontrato il professor Accetta che ha compiuto un vero miracolo. Capite ora le lacrime?”

Oltre allo splendido oro di Bebe altre due medaglie nella giornata odierna che portano il medagliere italiano a 18 medaglie.

Afghanistan: ancora morti.

Sono, solo all’aeroporto di Kabul, almeno 20 le vittime della ressa per scappare dalla furia dei talebani.

A questi si aggiungono numerose vittime causate dalla rappresaglia talebana che, contrariamente a quanto dichiarato nella (fasulla) conferenza stampa, hanno cominciato le persecuzioni e le uccisioni mirate dei collaboratori con il Governo democratico e le forze armate straniere.

Tra i morti c’è un generale dell’esercito che, in un video, viene ritratto inginocchiato davanti ai terroristi e, pochi secondi dopo aver scandito il suo nome, trucidato a colpi di kalashnikov.

Nel frattempo si fa sempre più difficile la situazione nel Paese e la comunità internazionale lancia l’allarme per i molti bambini che rischiano di perdersi nel marasma.

Dagli USA, intanto, avvisano di una nuova minaccia terroristica da parte dell’ISIS che, a quanto pare, vorrebbe creare ulteriore scompiglio per soppiantare i talebani ed instaurare un governo terrorista al soldo di al-Qaeda.

Afghanistan, Biden: ritiro giusto, ma non garantiamo esito.

“È il ritiro più difficile della storia”

Così esordisce il Presidente americano Biden nel suo secondo discorso alla Nazione da quando è iniziato il disastroso ritiro dei soldati U.S.A..

Biden, imbarazzato per non aver calcolato nei dettagli come operare, afferma di non essere in grado di prevedere quale sarà l’esito di tale operazione, ma non esclude ci saranno anche perdite umane.

“Tutti gli americani torneranno in patria” dice, cercando di recuperare la popolarità scesa ormai sotto al 50%.

Intanto cominciano le esecuzioni sommarie di dissidenti e nella provincia di Herat i talebani hanno vietato le aule miste nelle università, proibendo di fatto alle donne l’istruzione superiore.

Nel frattempo quasi tutti i giornalisti internazionali hanno lasciato il Paese e continuano le fughe dall’Afghanistan dei pochi cittadini che riescono a passare il checkpoint talebano sulla strada per l’aeroporto di Kabul.

Afghanistan: la terra senza pace.

A 20 anni dalla prima occupazione da parte degli Stati Uniti, l’Afghanistan, terra martoriata dalla guerra, piomba nuovamente in mano ai talebani.

Una caduta rapida, causata principalmente dall’abbandono da parte degli Stati Uniti del popolo afghano al proprio destino, senza che nè esercito, nè forze di polizia fossero preparati ad un ritorno dei talebani.

Così, in pochi giorni, anche la capitale Kabul è crollata, le difese si sono sciolte come neve al sole, lasciando l’intero Paese nel baratro. Emblematica l’immagine di una giornalista, Clarissa Ward della CNN, che pochi giorni prima trasmetteva i suoi servizi in abiti “occidentali”, salvo poi indossare il nijab all’arrivo dei talebani a Kabul.

In questo frangente, il Presidente USA Biden difende la sua scelta, asserendo che il ritiro dall’Afghanistan è stata “la scelta giusta”. Di diverso avviso decine di marines che, invece, parlano di sconfitta dolorosa ed affermano che, a questo punto, i loro compagni sono morti invano.

Fatto ancora più grave è che, mentre gli americani scappavano da Kabul a bordo di elicotteri militari, i loro collaboratori afghani venivano lasciati in terra afghana, in balia di una sorte, che quasi certamente, sarà infausta.

L’Italia, dal canto suo, si dice preoccupata per il ritorno dei talebani al governo e, nel frattempo, ha fatto tornare già i primi italiani a Roma, insieme a molti collaboratori afghani con le loro famiglie, segno di vicinanza e dell’affetto tipicamente italico.

Nel frattempo Emergency ha ridotto sensibilmente il proprio personale in Afghanistan, mentre la Croce Rossa ha fatto sapere che non ci sarà ridimensionamento nel proprio personale che rimarrà a disposizione negli ospedali e nei centri sanitari per aiutare le migliaia di civili che, in questi giorni, fuggono da morte certa.

Tennis: Giorgi regina di Montreal.

Dopo tante delusioni, arriva la prima gioia in carriera per Camila Giorgi.

La tennista azzurra, dopo una settimana straordinaria, si aggiudica il “1000” di Montreal, successo che rappresenta per lei la più grande soddisfazione in carriera.

La marchigiana 29enne ha battuto in finale la ceca Karolina Pliskova, numero 6 della classifica WTA e si regala un importantissimo successo che la fa balzare dal numero 71 al numero 34 in classifica, vicina al suo best ranking (numero 21 nel 2018).

Immensa la sua gioia, dopo la delusione maturata alle olimpiadi di Tokyo, dove Cami è stata battuta da Svitolina nei quarti di finale.

Terremoto Haiti: nuovo bilancio, 724 morti.

Si aggrava di ora in ora il bilancio del potentissimo terremoto che ha colpito Haiti.

Fonti governative e dei soccorsi parlano ora di 724 morti e 2800 feriti, ma il bilancio sembra destinato ad aumentare ancora a lungo.

I soccorritori stanno continuando incessantemente a scavare tra le macerie dei palazzi per cercare eventuali superstiti, ma la situazione potrebbe ancora complicarsi a causa del probabile arrivo di una tempesta tropicale nelle prossime ore.

Forte sisma ad Haiti: si temono vittime.

Una fortissima scossa di terremoto ha colpito poco fa Haiti. La magnitudo è stata di 7,2 e la scossa, seguita da una replica di 5,2 gradi Richter, ha fatto scattare immediatamente l’allerta tsunami.

Nei video in rete si notano, nella zona di Les Cayes, edifici e chiese crollate ed al momento non si hanno notizie su eventuali danni alla popolazione, ma si teme possano esserci delle vittime.

Già nel 2010 un forte terremoto provocò quasi 300mila vittime.

Ponte Morandi: 3 anni dalla tragedia.

Sono passati 3 anni da quel tragico 14 agosto 2018, giorno in cui tutta l’Italia rimase scioccata per il crollo del Ponte Morandi, lo storico viadotto autostradale di Genova che in molti ribattezzavano il “ponte di Brooklyn italiano”.

Da allora si è ripartiti, al grido di “Mai più tragedie simili” e, mentre si piangeva e gridava, è partita la ricostruzione, con il famoso Renzo Piano che ha progettato gratuitamente il nuovo ponte che, ad oggi, ricollega Genova col Piemonte.

In quel maledetto giorno cambiò la vita di 43 famiglie che videro morire i loro cari per l’incuria e il menefreghismo umano. Quella tragedia, però, non cambiò solo la loro vita, ma anche quella di altre 500 persone che vennero evacuate e dovettero cambiare casa.

Una tragedia immane che, ancora oggi, è viva nelle menti di tutti ed anche del ministro Cartabia che, nel discorso in ricordo delle vittime a nome delle istituzioni, ha la voce rotta e sancisce il sacrosanto dovere di dare giustizia ai parenti delle vittime ed agli sfollati e, allo stesso tempo, asserisce che non ci sarà prescrizione per i reati su cui la Procura di Genova sta indagando.

Una frase doverosa, la sua, rotta dal groppo in gola di chi ha ancora negli occhi quel giorno. Gli occhi di una donna, ma anche di tutti gli italiani che, in un modo o nell’altro, hanno conosciuto quel ponte che, ormai, è solo un ricordo dolceamaro.